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Dialogo ed educazione per Luciano Zanardini

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Il “dialogo interreligioso” può definirsi come l’interazione positiva e cooperativa fra gruppi di persone appartenenti a differenti tradizioni religiose. Nel 1993 veniva istituito il Parlamento delle religioni mondiali, considerato da alcuni come la nascita formale del dialogo interreligioso.

Nell’ottobre 2021, in occasione della Giornata mondiale di insegnanti ed educatori, si è svolto in Vaticano l’evento “Religioni ed educazione: verso il Patto educativo globale”. Papa Francesco ha ricordato l'importanza del rispetto dell’identità religiosa: “Se nel passato, anche in nome della religione, si sono discriminate le minoranze etniche, culturali, politiche e di altro tipo, oggi noi vogliamo essere difensori dell’identità e dignità di ogni persona”.

Oggi è anche più facile relazionarsi col prossimo istantaneamente ed è opportuno sfruttare questo potere dell’incontro con chi è diverso come un’opportunità di arricchimento, di testimonianza e occasione di crescita nella fratellanza. Per realizzare tutto ciò, bisognerà avvalersi dell’educazione scolastica e religiosa. A scuola, durante l’ora di religione (IRC), l’alunno, secondo le indicazioni didattiche, deve essere aiutato a sviluppare un positivo senso di sé e a sperimentare relazioni serene con gli altri, anche appartenenti a differenti tradizioni culturali e religiose. Serve, quindi, un dialogo aperto e costruttivo, educando i ragazzi all’espressione libera del credo e all’elaborazione di quesiti.

Il Patto Educativo Globale, nell’idea di Francesco, dovrà “unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna”.
Su questi temi, ho intervistato Luciano Zanardini. Classe 1981, dopo la laurea in Sociologia e il Diploma in Dottrina sociale della Chiesa alla Pontificia Università Lateranense, dal 2021 è Direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali della Diocesi e Direttore responsabile del Centro diocesano per le comunicazioni sociali “Giulio Sanguineti” che comprende La Voce del Popolo e Radio Voce.

Il dialogo è punto di forza o generatore di rabbia e isolamento?
La capacità di instaurare un dialogo con un’altra religione è sicuramente un punto di forza. In una società sempre più sfilacciata e divisa, ognuno di noi, nell’ambito in cui opera, ha il compito di costruire spazi di confronto e conoscenza reciproca. Non abbiamo alternative.

Cosa comporta mettersi in contatto con più religioni?
Riaffermare la propria identità non come un’arma da sventolare in faccia al potenziale nemico, ma come terreno di confronto per iniziare una relazione autentica. Nel Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune del 2019 ad Abu Dhabi si legge: “Il dialogo, la comprensione, la diffusione della cultura della tolleranza, dell’accettazione dell’altro e della convivenza tra gli esseri umani contribuirebbero notevolmente a ridurre molti problemi economici, sociali, politici e ambientali che assediano grande parte del genere umano. Il dialogo tra i credenti significa incontrarsi nell’enorme spazio dei valori spirituali, umani e sociali comuni, e investire ciò nella diffusione delle più alte virtù morali, sollecitate dalle religioni; significa anche evitare le inutili discussioni”. Fin dal Concilio Vaticano II, la Chiesa, che è chiamata a leggere i segni dei tempi, ha messo al centro il dialogo tra le religioni. Dal dialogo può nascere una nuova fraternità universale.

Quali sono i punti più spinosi?
Sul tema delle feste religiose, oggi lo Stato italiano dovrebbe prevedere un’attenzione anche ai lavoratori delle diverse religioni. Non possiamo fare finta che non esistano. C’è poi il tema dei luoghi di culto, spesso fonte di discussione. Chi governa deve garantire la presenza di luoghi idonei per il culto. Cantine e magazzini non sono dignitosi.

L’ora scolastica di discipline religiose è proficua?
Da quello che mi risulta, c’è una rivalutazione molto positiva dell’ora di religione, che diventa in molti casi un’occasione per crescere come persone. Non è certamente un ostacolo l’appartenenza. Ci sono anche molti studenti musulmani che partecipano. Del resto, il cristianesimo e il cattolicesimo sono indispensabili per comprendere la storia del nostro Paese e la sua civiltà. Arte, letteratura, istituzioni, modi di vivere, di ieri e di oggi, sono impregnati di cristianesimo. E il messaggio di amore di Cristo per l’umanità è un invito a rispettare ogni persona e a promuovere la giustizia, la solidarietà, il perdono e la pace. E questo non divide, ma unisce.



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