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p.6 accordo Congo Ruanda WashingtonCongo RD: accordi ma… Nonostante l’accordo di pace firmato a Washington il 27 giugno, la popolazione del Nord e Sud Kivu continua a soffrire dopo che ampie aree di queste due province nell’est del Congo RD sono cadute nelle mani dei guerriglieri dell’M23 appoggiati dalle truppe ruandesi. Si registrano numerosi casi di malattia tra bambini e donne che non possono però essere curati per la mancanza di medici e strutture sanitarie; a causa di questa situazione è in aumento il numero di malati che muoiono in completa assenza di assistenza medica. Analisti locali e difensori dei diritti ritengono che il regime ruandese non abbia rinunciato ad occupare l’est del Paese per sfruttare le sue risorse minerarie, al centro della contesa tra le grandi potenze (Cina e Stati Uniti con quest’ultimi che attraverso gli accordi di pace hanno messo di nuovo il ‘cappello’ sul Kivu). Dopo altri accordi raggiunti a Doha il 19 luglio, è prevista per metà agosto la firma definitiva, sempre nella capitale del Qatar.Nel frattempo, le spoglie di Floribert Bwana Chui Bin Kositi, a meno di un mese dalla cerimonia di beatificazione, celebrata a Roma nella basilica di San Paolo fuori le mura, sono state traslate dal cimitero cittadino in una cappella a lui dedicata, all’interno del Santuario del Santissimo Sacramento di Goma: oltre 6mila persone hanno preso parte alla celebrazione eucaristica, svoltasi sul piazzale antistante il Santuario.

Sudan: spartizione? È quanto si chiedono gli analisti dell’area dopo la presa di controllo del cosiddetto triangolo di confine tra Sudan, Libia ed Egitto da parte delle RSF (Rapid Support Forces) di Mohamed Hamdan Dagalo, meglio noto come Hemedti. Questo importante punto di passaggio permette di gestire i traffici leciti e illeciti (in particolare di oro) e di rifornire le forze delle RSF tramite il confine libico. Lo scontro tra le fazioni sudanesi ha una dimensione ideologica ed una internazionale che si intrecciano in quella che è stata chiamata la ‘guerra dei droni’. Intanto, Medici senza frontiere dalla regione del Sud Darfur segnala la sofferenza di un’intera popolazione, senza più accesso ad un’adeguata assistenza sanitaria e agli aiuti umanitari necessari

I BRICS+. Il 6 e 7 luglio si è svolto a Rio de Janeiro l’annuale summit dei Brics, il forum di Stati nato nel 2009 e che in questi anni si è ampliato fino ad accogliere undici paesi: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Indonesia ed Iran. Nel complesso si può dire che i risultati del summit siano stati contrastanti e che l’unico Paese uscitone leggermente rafforzato sia stato proprio il Brasile in quanto organizzatore, perché ha potuto promuovere i punti principali della sua politica estera, a partire dal richiamo al multilateralismo. Nonostante tutto, il percorso verso un’organizzazione del Sud Globale sta guadagnando peso nelle relazioni internazionali, superando in rilevanza il ruolo finora giocato dal G20.

p.6 SRE Europa armi con scrittaNo a 131 miliardi per le armi. “Investendo 131 miliardi di euro nel settore della difesa e dell’industria militare l’Unione Europea compie un altro passo verso l’Europa della guerra e ci allontana ulteriormente dal progetto di un’Europa sociale, ecologica e democratica, che viene così definitivamente accantonato”. Lo dicono i promotori italiani della campagna europea “Stop Rearm Europe” (https://stoprearmitalia.it), che ad oggi vede l’adesione di oltre 500 sigle in Italia. “In un continente con 95 milioni di persone a rischio povertà e nella quale la crisi ecoclimatica comporta impatti quotidiani drammatici, la Commissione europea sceglie di investire nelle armi... Ci appelliamo alle forze politiche presenti nel Parlamento europeo affinché si oppongano con fermezza a questo folle aumento della spesa militare, proseguiamo il nostro impegno e invitiamo alla massima mobilitazione per impedire questa ulteriore deriva verso il sistema guerra, anche attraverso l’iniziativa ‘Comuni per la Pace e contro il riarmo’…”. E l’annuncio dell’Ucraina di voler recedere dal Trattato di Ottawa, che proibisce l’uso, lo stoccaggio, la produzione e il trasferimento delle mine antipersona, è un segnale grave. L’Ucraina, Paese firmatario del Trattato fin dal 1999, non ha mai distrutto del tutto il proprio arsenale di mine: prima dell’invasione russa ne conservava ancora oltre 3,6 milioni. Alla fine del conflitto, si stima che oltre il 50% del suo territorio sarà contaminato.

p.6 Cajano Elvirap.6 Rapacioli Francesco PIMENomine. È Elvira Cajano, parmigiana, docente all'Università Gregoriana, la nuova presidente della Commissione permanente per la Tutela dei monumenti storici e artistici della Santa Sede. Subentra a Francesco Buranelli. Padre Francesco Rapacioli, missionario in Bangladesh, è il nuovo Superiore generale del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME). Nato a Parigi nel 1963 e cresciuto nella diocesi italiana di Piacenza-Bobbio, è entrato nel PIME dopo la laurea in Medicina, ed è stato ordinato presbitero nel 1993. Buon lavoro!

L’iniziativa

Festival della missione  

p.6 fdm2024 1La terza edizione del Festival della Missione si svolgerà a Torino dal 9 al 12 ottobre 2025. I due promotori (CIMI e Fondazione MISSIO Italia) hanno confermato la Direzione Generale (Agostino Rigon, Direttore dell’Ufficio per la Pastorale missionaria di Vicenza e Coordinatore Commissione missionaria Triveneto) e la Direzione Artistica (Lucia Capuzzi, giornalista di “Avvenire”, e Alessandro Galassi, regista, documentarista e collaboratore Rai). È previsto un Pre-Festival e un Post-Festival per coinvolgere parrocchie, scuole, università, la scuola di giornalismo, le realtà specifiche nate sul territorio che si occupano del sociale, lasciando un felice e fruttuoso germe per la semina della futura Edizione. Consultate il programma e gli ospiti su https://www.festivaldellamissione.it/programma/festival-2025

Le voci dei vescovi

Green economy e Sud Sudan

p.6 Ambiente ecologiaDire basta alle false soluzioni e richiamare l’attenzione dei Paesi ricchi a colmare “con azioni urgenti” il debito ecologico delle nazioni più povere. Questo il senso del documento frutto della collaborazione tra gli organismi episcopali continentali di America Latina e Caraibi (Celam), Asia (Fabc) e Africa (Secam) coordinate dalla Pontificia Commissione per l'America Latina. Il documento evidenzia i diversi aspetti della crisi climatica già analizzati nell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco e, a livello globale, analizza le varie implicazioni, sia sociali che morali, lanciando un appello agli Stati affinché intervengano con azioni concrete. Il testo denuncia la contraddizione di finanziare una presunta transizione energetica con i profitti derivanti dall’estrazione di petrolio, senza un reale impegno a superare i combustibili fossili. Da qui la critica al cosiddetto greenwashing delle politiche ambientali: l’economia verde, pur presentata come un modello sostenibile, rischia di essere solo una modernizzazione del capitalismo. I Vescovi chiedono dunque di “costruire un sistema economico realmente sostenibile, solidale e inclusivo” che tenga conto anche del debito ecologico. “Chiediamo ai nostri leader di governo e opposizione: avete davvero a cuore questo paese e il suo popolo o siete solo preoccupati e ossessionati dalla ricerca del potere e della ricchezza?”. Non usano giri di parole i vescovi del Sud Sudan nel lungo messaggio indirizzato al presidente Salva Kiir e al suo esecutivo a conclusione dell’Assemblea sul tema: “Giustizia e pace si abbraccino” (Salmo 85:10). Una lettera di denuncia delle insostenibili condizioni in cui versa la popolazione, vittima della disastrosa crisi economica, di istituzioni assenti e corrotte, della carenza di cibo, di assistenza umanitaria e sanitaria, e dell’aggravarsi dei conflitti. 

Una storia speciale

Orale e scritto

 Foto pubblicata in MS, novembre 2006, pagina delle Marche.    Il professor Mario Polia, antropologo, storico delle religioni e profondo conoscitore delle culture andine, ha curato la pubblicazione di un prezioso corpus di racconti orali raccolti da p. Mario Lanciotti (1901-1983), Saveriano attivo in Brasile negli anni Sessanta, già missionario in Cina e Giappone. Nell’opera sono raccolti miti, fiabe, leggende e racconti tramandati oralmente da generazioni di indigeni dell’Amazzonia. Padre Lanciotti li ascoltò direttamente dalle voci delle persone nelle sue missioni. “Per me - scriveva - non era un passatempo: lo giudicavo indispensabile alla mia opera di missionario. Ho cercato di capire sempre meglio il popolo a cui ero mandato e di aiutarlo secondo le mie possibilità e capacità. Ho cercato di amarlo e di accettarlo così com’è, sforzandomi di evitare il chiasso ed il paternalismo”. Spiega il professor Polia: “La grande intelligenza di p. Lanciotti è stata comprendere che, per evangelizzare, bisogna prima conoscere il modo di pensare dell’altro. La sua raccolta è un atto di rispetto e di ascolto” (Gianluca Frinchillucci).



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