Dalla conservazione allo slancio
L’evento dell’ottobre missionario straordinario ci ha dato l’idea di dedicare il Calendario 2020, che in questo numero, al tema missionario. Abbiamo chiesto a diversi saveriani di inviarci una breve testimonianza, che raccontasse quanto sta avvenendo nella loro realtà.
Già 100 anni fa, la lettera apostolica Maximum illud voleva dare nuovo slancio alla responsabilità missionaria di annunciare il vangelo. Eravamo nel periodo della prima guerra mondiale, con chiusure nazionalistiche ed etnocentriche da parte delle potenze coloniali. In quella lettera si ribadiva che l’annuncio missionario non aveva niente a che vedere con gli interessi economici e militari delle nazioni colonizzatrici. Anche oggi, contro la facile tentazione di chiudersi (“prima i nostri”), ribadiamo che la chiesa è universale, che la missione non ha confini, ed è mossa dal solo interesse di comunicare la gioia del vangelo. Da questo dipende il futuro, la vita e il bene dell’umanità, del creato, della storia. Ecco perché i missionari, pur coscienti dei loro limiti, con grande umiltà, si sentono “di casa” in ogni popolo. E vengono accolti per il grande dono che essi stessi hanno ricevuto e che, con riconoscenza, condividono.
Nella lettera al cardinal Filoni, papa Francesco, contro la tentazione di chiuderci in confini sicuri, del pessimismo pastorale e della sterile nostalgia del passato, ci esorta invece ad “aprirci alla novità gioiosa del vangelo. Anche in questi nostri tempi, dilaniati dalle tragedie della guerra e insidiati dalla triste volontà di accentuare le differenze e fomentare gli scontri, la Buona Notizia […] sia portata a tutti con rinnovato ardore e infonda fiducia e speranza”. Riprendiamo dunque, con nuovo slancio, la trasformazione missionaria della vita e della pastorale.
Papa Francesco, il 30 settembre, ha ringraziato gli istituti missionari perché, tramite i loro fondatori, in un’epoca storica travagliata (da metà Ottocento a metà Novecento), con la loro generosa apertura al mondo, sono stati un segno di coraggio e di fiducia nel Signore. “Quando tutto sembrava portare a conservare l’esistente, i vostri Fondatori, al contrario, sono stati protagonisti di un nuovo slancio verso l’altro e il lontano, dalla conservazione allo slancio. Il missionario vive il coraggio del vangelo senza troppi calcoli, a volte andando anche oltre il buon senso comune perché spinto dalla fiducia riposta esclusivamente in Gesù.
Come dice San Paolo: ‘L’amore del Cristo infatti ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti’ (2 Cor 5,14). I missionari partono perché abitati da Cristo e dal suo Spirito.
Non esiste altra ragione se non Cristo Risorto per decidere di partire, di lasciare gli affetti più cari, il proprio paese, i propri amici, la propria cultura... Mi ha colpito sentirvi ribadire senza tentennamenti: ‘Siamo missionarie e missionari ad gentes, ad extra, ad vitam. Lo dite senza trionfalismo o senso di sfida, anzi, nella consapevolezza della crisi attuale, accolta come opportunità di discernimento, conversione e rinnovamento.
Con la consacrazione alla missione ad gentes, voi portate il vostro contributo specifico all’impegno di evangelizzazione di tutta la chiesa... Voi arricchite il sentire e il camminare della chiesa.
Aiutate a tenere viva nel popolo di Dio la coscienza di essere costitutivamente in uscita, inviati a portare a tutte le genti la benedizione di Dio che è Gesù. E aiutatelo a ricordare che la missione non è opera individuale, di campioni solitari, ma è comunitaria, fraterna, condivisa”.







