Dall'Africa, un buon esempio: Ministri straordinari di riconciliazione
I vescovi africani, convocati in sinodo, riflettono su "riconciliazione, giustizia e pace" per un continente che negli ultimi vent'anni ha attraversato guerre e conflitti di ogni genere. Sul piano civile, almeno diciotto Paesi africani hanno istituito le "Commissioni verità e riconciliazione", per ricomporre gli animi e creare un futuro di convivenza. Le chiese hanno incoraggiato e sostenuto il paziente lavoro di queste Commissioni, e ora vogliono far scaturire una spiritualità e una culturadi verità e riconciliazione.
"Responsabili della pace" (in swahili, msimamizi wa amani) - così li chiamano nelle comunità ecclesiali del Congo. Sono uomini o donne, persone da tutti riconosciute e stimate per fede e saggezza, con il dono di facilitare la pace. Sono veri "ministri" che mettono a servizio della comunità cristiana il carisma di rappacificare individui, famiglie e gruppi, che hanno litigato, si sono offesi e mai perdonati.
Le sentenze dei tribunali, se da una parte cercano di rendere giustizia, dall'altra lasciano un po' tutti insoddisfatti, e nei cuori continua a covare il rancore. Rivolgersi a un "responsabile di pace", invece, non solo non ha tariffe, ma corrisponde alle esigenze della comunità cristiana (cf 1Cor 6,4 e Mt 18,15).
È un buon esempio per tutte le chiese e società civili. Anche in Italia abbiamo molta strada da fare nella direzione della verità e riconciliazione. Solo una chiesa capace di far pace al suo interno - inventando spazi e dinamiche di dialogo e confronto - può proporsi come strumento di pace, a servizio di una società segnata da frammentazioni e tensioni notevoli, che lasciano strascichi di incomprensioni e divisioni.
I motivi e i pretesti per litigare sono certamente tanti e diversi, ma recuperare la dimensione comunitaria e sociale della riconciliazione è una priorità per tutto il complesso mondo di oggi. Riconciliarsi significa rinunciare al risentimento per storie passate e impegnarsi a creare un rapporto caratterizzato da comprensione e fraternità.
Una chiesa riconciliata al suo interno, dove i sacerdoti e i cristiani imparano a fare il primo passo - chiedendo e accettando la verità e il perdono - è certamente una chiesa più vera e credibile. Per questo i missionari, al recente convegno nazionale degli uffici missionari diocesani (Oleggio - Novara, 15-18 settembre 2009) hanno lanciato la proposta affinché la chiesa italiana, seguendo l'esperienza delle chiese africane, preparino uomini e donne ad essere operatori e operatrici di riconciliazione: una specie di "ministri straordinari della riconciliazione". Troverebbero subito tanto da fare!
Ma ciascuno di noi da subito può fare qualcosa di importante: adottare un atteggiamento di riconciliazione nella propria vita, in famiglia e nella società. Possiamo evitare le parole malate, che distruggono i buoni rapporti e alimentano disagi e divisioni. Possiamo pensare e pronunciare parole positive, smorzando i toni e gettando acqua sul fuoco dei rancori e dei preconcetti.
Gli esperti dicono che quasi tutti gli incendi sono dolosi. Meglio essere pompieri che incendiari.








