Dall’Abruzzo al Congo! Piccoli missionari giorno per giorno
di: Diego e Alessio.
Con il maestro dei novizi p. Veniero, il 1° maggio siamo stati invitati dall'ufficio missionario diocesano di Pescara al santuario del beato Nunzio Sulprizio a Pescosansonesco. Dovevamo animare un incontro per i bambini e i ragazzi delle parrocchie della diocesi. Pescosansonesco è un comune alle falde del Gran Sasso, celebre per un suo abitante: Nunzio Surprizio (1817-1836).
La storia del giovane Nunzio
A 9 anni Nunzio, completamente solo per la morte di tutti i suoi cari, andò da uno zio, fabbro del paese, che lo prese come un garzone da sfruttare. Uomo irascibile e violento, chiedeva a Nunzio lavori superiori alle sue forze. Nunzio era rispettoso e mite, ubbidiva sempre. La preghiera era l'unico respiro della sua anima.
Un giorno d'inverno tornò da una consegna con la febbre e il piede sinistro gonfio. Lo zio e gli altri bambini del paese infierivano su di lui, ma Nunzio rispondeva con il sorriso, il perdono e la preghiera. Per mancanza di cure e per il lavoro pesante, il gonfiore si trasformò in piaga. Per timore che infettasse l'acqua, fu cacciato dalla fontana del paese, dove si lavava. Perciò andò a bagnarsi alla roccia Riparossa da cui scaturiva una vena d'acqua, e sulla sulla quale fu costruito poi il santuario.
A 14 anni lo zio, non potendolo più sfruttare in officina, lo ricoverò all'ospedale, ma senza risultati. Fu informato della grave situazione lo zio paterno, militare a Napoli, il quale portò con sé il ragazzo. In città si prese cura di lui un ufficiale dell'esercito borbonico che lo condusse prima all'ospedale degli incurabili, dove Nunzio, anche se sofferente, cercava di confortare i malati. Poi lo portò a casa sua, dove Nunzio morì a soli 19 anni.
Educare in sinergia
Il beato Nunzio è stato scelto come simbolo dell'infanzia violata. Padre Veniero ha parlato ai bambini e ai ragazzi presenti dell'infanzia in Congo, spesso povera e priva di diritti, ma piena di vitalità e forza interiore. Come il giovane Nunzio che, nonostante le disgrazie, non si è mai abbandonato alla disperazione, così i bambini congolesi trovano sempre il modo di mettere a frutto se stessi per la comunità, senza lasciarsi avvilire dalle difficoltà. Partecipano alla vita parrocchiale in modo straordinario, ciascuno s'impegna a svolgere un incarico e tutti portano continuamente nuovi amici al catechismo.
Questi bambini sono dei piccoli missionari nella vita quotidiana, proprio come lo era stato Nunzio. Spesso nei nostri bambini manca il senso di responsabilità, predomina la pigrizia, si stancano facilmente delle attività e l'iniziativa personale è rara. Educhiamoli in sinergia: famiglia, scuola e chiesa insieme, per far crescere bene i nostri bambini.








