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Avere 12 anni in Bangladesh

Da pochi giorni sono tornato in Bangladesh. Ti scrivo per informarti d’una bella esperienza che ho vissuto durante i mesi trascorsi in Italia. Nei vari incontri che ho avuto con gruppi diversi, nelle scuole e nelle parrocchie, ho usato spesso la videocassetta "Avere 12 anni in Bangladesh", edita da Videomission nel vostro Centro Saveriano di Brescia. Ho constatato che era molto apprezzata, per il tentativo di evidenziare soprattutto i lati positivi d’un Paese e di un popolo non certo tra i più fortunati della terra. La vita della gente viene presentata con le sue gioie e i suoi dolori, una vita sobria, ritmata dalle stagioni, che nonostante la sua semplicità non è così misera come si è portati a credere.

In Bangladesh i bambini non sono solo bocche da sfamare, come hanno continuato a ripetermi con ossessione per le strade d’Italia; sono anche segni di speranza: "Ogni bimbo che nasce ci racconta che Dio non è ancora stanco dell’uomo", come scriveva il poeta bengalese Tagore. Ti suggerirei di pubblicizzare maggiormente la videocassetta di cui ti scrivo. Un augurio per il Nuovo Anno a te e a tutti, e grazie per il lavoro che state facendo.

  • Gildo Coperchio, Saveriano in Bangladesh

Una vita tra i Kayapò dell'Amazzonia

Grazie per il servizio di animazione che fai attraverso il tuo giornale. Auguri di buona salute e altrettanto entusiasmo. Dopo l’ultimo incontro saveriano ad Abaetetuba, si è deciso per una nuova presenza tra i Kayapó. Una missione esaltante, poiché siamo chiamati a partire dalla loro terra, da loro stessi: valori e cultura che esigono da noi l’essere totalmente altro, un appello costante all’ascolto e alla nostra conversione. Una regola del dialogo che penso vada vissuta anche da voi in Italia nel rapporto con gli extracomunitari.

  • p. Lino Leoni, Amazzonia

Le lacrime di Giovanna

Ero in visita da donna Katia per rinnovarle l’invito a partecipare all’Assemblea familiare diocesana a Guadarapuya, quando arrivò Sonia che, tre mesi fa, in un incendio, ha perso due figli, uno di 16 anni e l’altro di 18. Lei stessa porta ancora i guanti per nascondere i segni delle ustioni. Mi ricordò che ero stato a visitarla all’ospedale San José. Mi ha pure invitato ad accompagnarla a visitare Giovanna, una giovane donna il cui marito è stato barbaramente ucciso la settimana scorsa. Le ho detto: "Andremo insieme domani e reciteremo il Rosario al cimitero. Tu, Sonia, sei la persona giusta per consolare le lacrime di Giovanna". Non c’è modo migliore di celebrare il Natale di quello di condividere con il prossimo le gioie e le speranze, le tristezze e la fede degli uomini e delle donne di oggi.

  • p. Giovanni Murazzo, Brasile

Verso un'Italia multirazziale e multiculturale

Condivido la tua opera tesa ad una necessaria integrazione degli immigrati. Sta nascendo una nuova Italia (e direi anche una nuova Europa): multirazziale, multiculturale e multireligiosa. Una vera rivoluzione, con tutti i suoi rischi e le sue opportunità. Sappiamo che ogni nascita avviene nella sofferenza. Ricevo regolarmente il tuo giornale, come sempre interessante per i suoi contenuti e piacevole per la redazione e la diagrammazione.

  • Prof. Walter Gardini, Milano

Una porta che si chiude

Il Papa ha chiuso la Porta Santa. Il Giubileo termina. Ci risentiremo tra venticinque o cinquant’anni. Niente da ridire. Ma il Giubileo (quello della Bibbia, più ancora di quello di Bonifacio VIII) non può essere interrotto da una porta chiusa. Se i discepoli di Cristo non riescono a porre termine al folle inseguimento di leoni e gazzelle, la loro esistenza sarà una inutilità storica. Il Giubileo 2000, dicono, ha mostrato "l’enorme prestigio" della Chiesa nel mondo di oggi. Sapremo capitalizzare questo "enorme prestigio" in reale sostegno dei seguaci di Cristo ai miliardi di "gazzelle" sfiancate dalla disperata necessità di sopravvivere?

  • p. Savio Corinaldesi, Altamira


Risponde Padre Ettore

Dall’Amazzonia p. Savio ci invia la parabola del Leone e la Gazzella, che possiamo leggere nel Paginone. Sì, possiamo tranquillamente affermare che il Giubileo è stato un successo: 25 milioni di pellegrini giunti a Roma, anche se le statistiche non possono certo quantificare i misteri di grazia che sono avvenuti in questo Anno straordinario. Una preghiera lunga 12 mesi, un fiume interminabile di persone fino all’ultimo istante, prima che la Porta Santa venisse chiusa.

Tra i milioni di cristiani che non si sono recati a Roma, ci sono anch’io. Se celebrare il Giubileo significava farsi pellegrino, io sono un pellegrino mancato. Forse il mio Giubileo l’ho compiuto scrivendo e parlando dei nostri fratelli più poveri, invitando all’accoglienza, a svestire la nostra aggressività di leoni sempre a caccia di gazzelle, ho vissuto il Giubileo nello sforzo di spingere i miei compagni di viaggio a tornare alle catacombe, auspicando che la Chiesa (che amiamo e nella quale vediamo Cristo crocifisso e risorto) recuperi la purezza delle sue origini e riscopra il coraggio di essere "lievito nel mondo".

Durante l’Anno del Giubileo, il 4 novembre, gli "Operatori di pace" si sono recati a Barbiana per ascoltare ancora una volta la voce del suo animatore don Lorenzo Milani, morto nel giugno del 1967. Lui e i ragazzi della sua scuola avevano fatto una scelta: non l’esilio, ma l’opzione per i più poveri. Il priore di Barbiana era solito dire: "Se avete il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, e privilegiati e oppressori dall’altro, io vi dico: i primi sono la mia patria, i secondi sono i miei stranieri".

  • p. Ettore, sx.


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