Da 25 anni sacerdote missionario, Celebrazione a Casaglia
Domenica 9 settembre nella gremita chiesa di Casaglia p. Oliviero Verzeletti ha celebrato la santa Messa del 25° di sacerdozio (20.9.1987), attorniato dai famigliari, da cinque saveriani e da cinque sacerdoti. Erano presenti anche i famigliari di p. Sergio Targa (Castrezzato) e del compianto p. Vittorio Falsina (Castegnato), che ha celebrato il suo 25° dal cielo. Ecco una sintesi della bella omelia del festeggiato.
Per ricordare, ringraziare, continuare
Dopo 25 anni di prediche, dovrei essere abituato a parlare in pubblico. Lo ero fino a qualche minuto fa... (pausa di emozione, interrotta da un forte applauso di incoraggiamento!). Sono felice di trovarci insieme per celebrare i miei 25 anni di sacerdozio missionario. Un'occasione per fare memoria di un dono che ho ricevuto, con il proposito di viverlo pienamente insieme a voi tutti, che mi avete sempre accompagnato.
Dio, che mi ha donato la vita e mi ha chiamato a lavorare nella sua vigna, è sempre stato presente. Lo ringrazio per tutto ciò che mi ha donato e anche per ciò che mi ha tolto. Ho imparato a essere figlio, amico, padre; soprattutto, ho imparato a essere "figlio di Dio".
In Africa ho imparato ad amare ancora di più la famiglia: non solo quella naturale, ma la grande famiglia allargata che abbraccia tutta la comunità, qui a Casaglia - che è il mio paese - e in Camerun - dove ho vissuto la missione - con tante mamme che pregano per me e tanti giovani che ho accompagnato nella formazione.
Grazie a don Edoardo per questa giornata di festa, a don Lorenzo, ora parroco di ben sette parrocchie, a don Angelo, che mi ha battezzato e abbracciato come sacerdote missionario e ogni tanto mi faceva avere in Africa qualche bottiglia con il biglietto: "Vino da Messa, buono anche per i vespri cantati"! Grazie, perché questa vita non è solo mia, ma anche vostra.
Vogliamo continuare con gioia, guidati dall'esempio di Gesù, che abbiamo letto nel vangelo (Marco 7, 31-37). Gesù viaggia molto, anche dentro il territorio "pagano" - luogo della missione - per avvicinare chi è lontano, per incontrare chi è sordo-muto e isolato, impedito a comunicare con gli altri. Anche noi viviamo l'esperienza del sordo e del muto: quante volte nelle famiglie si parla tra sordi e tanti giovani si perdono perché non sono ascoltati.
Gesù ci porta in disparte e ci tocca con le gioie e le prove della vita. Ci tocca per risanarci.
Ci fa ascoltare la parola pronunciata su di noi il giorno del battesimo: "Effatà! Apriti!". Apriti alla luce, all'aria, all'amore, alla compassione. Apriti e accogli la vita, tua e di tutti. Apriti a Cristo, senza avere paura. Prima apri gli orecchi e poi parla. Invito tutti ad ascoltare con mente aperta e a parlare con il cuore sulle labbra. Infatti, sa parlare correttamente solo chi sa ascoltare.
Continuate a pregare per me, perché io possa iniziare ogni giorno ascoltando la parola del Signore: "Apriti!".







