Costruire pace nella città
Essere cattolico impegnato in politica, oggi, significa portare nella città uno sguardo che non nasce solo dall’analisi dei problemi ma dall’ascolto profondo delle persone, specialmente delle più fragili. È uno sguardo che ho imparato dalla Chiesa, dal servizio educativo e dall’incontro con i missionari Saveriani, che mi hanno insegnato che la pace non è un’idea astratta, ma una presenza concreta, fatta di mani che costruiscono e di cuori che ascoltano.
Taranto è una città ferita e allo stesso tempo capace di rinascere. Le sue contraddizioni, le sue ricchezze, le sue attese chiedono a chi amministra di non limitarsi a governare, ma di prendersi cura. Ed è questo che provo a fare ogni giorno come Presidente del Consiglio Comunale: custodire la dignità delle persone e orientare le istituzioni verso un cammino di dialogo e di convivenza.
La Carta della Pace della Città di Taranto, che abbiamo scritto e sottoscritto insieme ad istituzioni, a sindacati, ad ordini professionali, a scuole, università, associazioni e comunità religiose, è nata proprio così: non come un documento formale, ma come un patto morale. Un gesto con cui la città dichiara di voler rigettare la logica dell’odio e della divisione per scegliere quella del Noi. Nella Carta abbiamo raccolto quattro principi semplici e forti: la pace come responsabilità di tutti; l’educazione dei giovani; il riconoscimento della dignità di ogni persona; la forza del dialogo sulle paure. Sono parole che ricordano il Vangelo, ma anche la più autentica tradizione civica.
Nei giorni successivi a quella firma abbiamo vissuto due momenti significativi: la Festa della Pace con i giovani delle scuole, il 15 dicembre al PalaFiom, e l’incontro del 16 dicembre con i firmatari per la costruzione dell’Albero del Noi. Sono stati giorni nei quali la politica si è fatta ascolto, incontro, testimonianza: i ragazzi hanno portato canti, immagini, esperienze di solidarietà; gli adulti hanno condiviso auguri che diventano impegni reciproci, piccoli semi di fraternità.
Questi gesti possono sembrare piccoli: ma la Pace nasce dal quotidiano, dai semi gettati anche quando il terreno sembra arido. Nasce dal credere che l’altro non è un avversario, ma un volto da riconoscere.
La mia speranza è che Taranto diventi sempre più una città educante, capace di parole nuove e di gesti che uniscono. Una città in cui le persone non siano invisibili, e in cui le comunità – cristiane, civili, religiose – possano camminare insieme, senza paura delle differenze.
Nel servizio istituzionale provo a portare proprio questo: uno stile evangelico fatto di mitezza, dialogo, coraggio e responsabilità. Non sempre ci riesco, ma ogni giorno ricomincio, sapendo che la pace non si costruisce da soli. È un cammino che si fa insieme, come comunità e come Chiesa, nella certezza che ogni gesto, per quanto semplice, può diventare un raggio di luce per la nostra città.







