Cosa vuol dire evangelizzare?
È terminato a maggio nella Casa saveriana di Desio il “Corso di Spiritualità missionaria”, iniziato a gennaio. L’ultimo incontro è stato come una sintesi dei lavori di tutti gli altri. Presentiamo ai nostri lettori alcuni dei contenuti conclusivi richiamati.
1. Il termine “evangelizzare” e i suoi derivati sono molto più antichi della parola “missione”, anche se nel Medio Evo erano scomparsi dall’uso. Ripresi all’inizio del secolo scorso, hanno acquistato importanza a partire dagli anni ’70. La Evangelii Nuntiandi di Paolo VI (1975) evita il termine missione e usa quello di evangelizzazione. In generale, oggi si ritiene che la missione sia più estesa dell’evangelizzazione, riguarda il compito globale che Dio ha assegnato alla Chiesa.
2. Evangelizzazione è testimoniare ciò che Dio ha compiuto, compie e compirà. È l’annuncio che Dio è intervenuto personalmente nella storia umana e l’ha fatto in modo estremo nella persona e azione di Gesù di Nazaret. La vera natura dell’evangelizzazione è la trasmissione della Buona Notizia dell’amore di Dio in Cristo, che trasforma la vita. È proclamazione, in parole ed atti, che Cristo ci ha liberati. Non è, quindi, un appello a rendere effettivo qualcosa, come se il Regno di Dio fosse inaugurato dalla nostra risposta o fosse compromesso dal nostro rifiuto. La nostra è una risposta a quanto Dio ha già effettuato.
3. L’evangelizzazione chiede una risposta. Data la realtà dell’irruzione del Regno, Gesù interpella i suoi ascoltatori: “Convertitevi e credete al Vangelo”. Togliere il ruolo centrale della conversione e della fede è privare il Vangelo del suo senso. La conversione invita a trasformazioni concrete.
4. L’evangelizzazione è sempre un invito. È comunicare gioia, porta un messaggio positivo, è una speranza offerta al mondo. Non dovrebbe mai degradarsi in seduzione, meno ancora in minaccia. Non è spingere alla conversione attraverso racconti sugli orrori dell’inferno. Ci rivolgiamo a Dio perché animati dal suo amore, non per paura dell’inferno.
5. Chi evangelizza è un testimone, non un giudice. Non posso mai essere talmente certo della purezza e autenticità della mia testimonianza da poter sapere se la persona che rifiuta la mia testimonianza ha rifiutato Cristo. Testimonio uno che è totalmente santo e misericordioso: la sua santità e la sua grazia superano sia la comprensione mia che quella di chi mi ascolta.
6. L’evangelizzazione è seria solo se la comunità che evangelizza è manifestazione chiara della fede ed espressione di uno stile di vita attraente. Se la Chiesa deve proclamare al mondo un messaggio di speranza e di amore, di giustizia e di pace, qualcosa di tutto questo deve essere visibile e tangibile nella Chiesa. Questo è particolarmente vero quando una comunità cristiana non dimostrasse nella sua vita che in Cristo Dio ha superato tutte le barriere che dividono la famiglia umana.
7. Evangelizzare è arruolare uomini e donne per il Regno di Dio. Significa liberarli da se stessi, dai loro peccati, dalle loro catene, perché siano liberi per Dio e per il prossimo. È chiamare le persone ad una vita di apertura agli altri. Guadagnare persone a Cristo è guadagnarle all’obbedienza alle priorità di Dio. Egli non vuole solamente che siano salvate dall’inferno e riscattate per il cielo, ma anche che in noi, e attraverso di noi, “la pienezza di Cristo” sia ricreata nella società, l’immagine di Dio sia restaurata nelle nostre vite e nelle nostre relazioni.







