Cosa c’è dall’altra parte del cuore?
Che estate è stata! L’affermazione può nascondere una certa percentuale di stupore, potrebbe essere anche una domanda da rivolgere a tutti voi, anzi a tutti noi. Di certo, il burrascoso sottofondo di guerra ci accompagna da troppo tempo. Siamo quasi assuefatti alla sofferenza, ci stiamo abituando a pagine di storia sempre più tristi, che è difficile affogare nel mare o nascondere dietro alla montagna più imponente che esista. Quante parole inascoltate, fatte cadere nel vuoto! A volte, lo ha detto don Bruno Bignami, direttore dell'Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, sembra che sia rimasto solo il Papa e la Chiesa a difendere non solo la Pace, ma anche la democrazia. Ma tra drammi dei popoli, soccorsi in mare sempre più pigri, tragedie familiari sotto casa e sgomento per un mondo giovanile che non comprendiamo più, non sono mancati ampi sprazzi di sereno, giornate illuminate dal sole.
Radiosa è stata domenica 18 agosto quando in Congo RD sono stati beatificati quattro martiri, di cui tre Saveriani con una celebrazione solenne e in mondovisione. Lo sono state le esperienze missionarie, raccontate anche in alcune pagine locali di questo numero, che ci hanno mostrato un altro aspetto della realtà giovanile. Scampia, Camerun, Albania e Thailandia non vogliono essere il volto migliore di una generazione, le facce pulite di famiglie fortunate. Lo scopo è raccontare la necessità di un bisogno, quello di conoscere, di apprendere cosa c’è dall’altra parte del cuore, di sapere quali sono le esigenze dei propri coetanei che vivono realtà diverse, che hanno un’altra prospettiva. L’apertura alla mondialità, la curiosità di capire queste vite oltre i confini (esistenziali non solo geografici) può avvenire anche così. E i racconti ci dicono tanto, più dalla scalata nell’universo di pochissimi privilegiati che si comprano la passeggiata nello spazio come fosse il più lussuoso dei Resort.
Allo stesso modo, volti e storie da ricordare sono quelli arrivati direttamente dalle Olimpiadi di Parigi. Gli atleti paralimpici tanto hanno da insegnarci. Perché la vita può tornare splendida dopo che ti ha messo in un angolo. Ma anche gli atleti olimpici qualcosa possono dirci: di inseguire con volontà ferrea i propri sogni, evitando scorciatoie, con impegno, sacrificio e tantissimo lavoro. Aspetti che non sempre mutuiamo nella quotidianità, ma siamo pronti ad apprezzare in chi ci emoziona durante una competizione. Grazie anche a loro per questa estate, compreso chi una medaglia non è riuscito a mettersela al collo pur provandoci.








