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Da una persona che ama i missionari

È da un po’ che le volevo scrivere, e adesso mi sono proprio decisa. E sonoanche arrabbiata: non è che stanno esagerando un po’ troppo, riguardo il Crocifisso, chiamandolo Pagliaccio? A me non sembra che i preti stiano perdendo, e diventando matti; non è che sia al contrario? Tanta gente sa solo giudicare, invece dobbiamo giudicarci. Volevo dire alla prof.Maria di Genova che ha usato delle definizioni un po’ troppo pesanti; penso che ci vuole un po’ di rispetto e buon senso anche per gli altri, questo è il mio punto di vista.

Ma perché non leggiamo più attentamente le notizie e le intenzioni missionarie stampate nell’ultima pagina del suo giornale, che sono così belle, e ci fanno riflettere? A Lei caro padre, i miei cari saluti e a tutti i missionari che svolgono un lavoro non tanto facile, e anche quelli che non conosco. E continui così. Da poco mio nipote è partito per le missioni Saveriane in terra brasiliana. È un grande dono e grazia del Signore. Ma perché non pensiamo un po’ a questi missionari e missionarie e invece pensiamo solo a fare delle critiche?

  • Lucia, Lissone

Le saveriane sono tornate in Burundi

Non mi sembra vero, eppure il Signore mi ha fatto il dono di ritornare in Africa. È stata un’emozione profonda mettere i piedi ancora qui e lavorare nelle periferie della capitale. In questa zona distrutta più di una volta la gente comincia a ricostruire le casette. La chiesa ormai è terminata: una croce, una speranza in questa terra, tra questa gente distrutta dalla guerra. Solo i bimbi ridono. È gente provata che non ha più niente da perdere.

E si va avanti come niente fosse; nessuna delle due parti vuol cedere e chi paga sono i poveri e gli indifesi. Lavorerò con Silvana al dispensario e, a quanto vedo, penso che il lavoro non mancherà. I tuoi confratelli, i padri Vitella, Maestrini, Tomé, sono molto cari: ogni giorno ci sorprendono con le loro sfumature di fraternità e carità. Stiamo mettendo su casa, come si dice, quindi i bisogni sono tanti. Basta parlare e loro sono pronti. Li sentiamo fratelli veri.

  • Ave, Bujumbura

Sempre disponibili a lavorare su nuovi fronti

Carissimo, ho una novità da raccontarti: sono arrivati dalla Spagna due sacerdoti "Fidei Donum" della diocesi di Guadalajara per un servizio pastorale nella diocesi di Abaetetuba. Secondo il progetto del nostro vescovo assumeranno, dopo Natale, la parrocchia di Barcarena. Ringraziamo il Signore per questo dono.

Noi missionari siamo sempre provvisori e disponibili alla volontà di Dio: andremo quindi sull’altra sponda del fiume Mucuruca, dove è sorta una grande area industriale, attorno ad una delle maggiori fabbriche del mondo di alluminio: un complesso formato da antichi villaggi cristiani fino dal tempo delle missioni dei Gesuiti (1600), e dalla nuova città costruita per i dipendenti della fabbrica. Sono circa 30 mila abitanti; la "parrocchia" è dedicata a S.Giuseppe, modello e protettore di tutti gli operai della città chiamata "Vila dos Cabanos".

Con me ci sarà p. Ilario Trapletti, che da diversi anni dedica le sue energie per trasfomare questo piccolo mondo in una "sola famiglia", come il nostro Beato Fondatore ci ha indicato. Ci vado volentieri, perché questa è la mia missione che amo e che fa parte viva della mia vita missionaria. Insieme cercheremo di attuare nel miglior modo possibile il nostro servizio alla comunità della parrocchia.

  • p. Marcello Zurlo, Amazzonia

Perché rifiutare un concertino?

Chi scrive è un gruppo di persone della provincia di Reggio Emilia. Siamo un nucleo formato da otto elementi: 6 musicisti, 1 tecnico responsabile, uniti da una sana passione per la musica e la gente, oltre al fatto che alcuni di noi sono confratelli della Gioventù Francescana.

Da tredici anni manteniamo attivo un piccolo complessino musicale: "Nuova civiltà"; a dire il vero, molto più simile ad un’associazione di volontariato che non ad una band vera e propria. Questo è dovuto al carattere umanitario al quale facciamo riferimento nella nostra attività.

Per noi, fare musica, vuol dire: stare insieme, divertirsi, parlare alla gente, fare solidarietà con tutta la gente.

Noi crediamo nell’importanza di non suonare per questo o per quel luogo, ma per la gente di questo o quel luogo, interprete di sogni, paure, desideri, del quotidiano vivere. Sulla scia del nostro percepire il suono ed il canto, ci muoviamo verso quei posti spesso utilizzati come sinonimo di emarginazione: Centri d’accoglienza, Comunità di recupero, carceri.

Abbiamo deciso di scriverle, nella speranza di riuscire a sollecitare interesse, curiosità nei nostri confronti affinché, insieme, si possa fare qualcosa per abbattere anche un solo mattone di quell’enorme muro costruito sull’indifferenza e l’egoismo, dietro il quale spesso la gente si ripara. Insieme per uno scambio reciproco, un momento di festa con la vostra gente ed i vostri giovani, un concerto, perché vivi nello spirito missionario che ci porta ad investire tempo, energie, denaro nella nostra originale attività musicale.

  • Nuova civiltà, Sandiano – CR,E-mail: enrixbro@libero.it

Ricordando mons. Kataliko, Bukavu, Congo

Ecco le ultime parole di mons. Emanuele Kataliko, nostro amatissimo vescovo di Bukavu, dette a Roma il 3 ottobre, vigilia della sua morte, al raduno dei vescovi d’Africa:

"I vescovi d’Africa devono parlare. Noi, dobbiamo parlare perché il popolo ci guarda ed aspetta. Noi dobbiamo parlare perché il popolo soffre. Noi dobbiamo parlare ai capi di Stato, ai dirigenti, a tutti. Noi dobbiamo dare all’Africa il messaggio di riconciliazione e di pace".

Ora mons. Kataliko riposa, davanti alla cattedrale di Bukavu, vicino a mons. Munzihirwa suo predecessore, come suo espresso desiderio. Insieme in cielo intercedono presso Dio per la pace del Congo. Noi tutti ci associamo a loro con la preghiera e la sofferenza per ottenere la pace del cuore e per gli oppressori e per gli oppressi. Il buon Dio ha deciso così! E così sia! Qui la situazione non migliora ma sappiamo di essere in buone mani, quelle della Madonna.

  • p. Lorenzo Caselin, Congo

La pagina dedicata a Santiago, missionario tra i Kayapò

Ti scrivo permanifestarti la gratitudine mia e dei confratelli della’Amazzonia per l’articolo da te pubblicato, che raccontava l’ultima giornata del nostro confratello Santiago. Essa offre una descrizione della presenza dei Saveriani tra gli indios Kayapo’ ai parenti e agli amici. Un modo semplice di fare missione, nascosto, anche senza risultati mirabili; tipo battesimi, confessioni, conversioni, ma non per questo meno efficace. La presenza missionaria tra i Kayapo’ è un tentativo di rivivere il Natale, la venuta di Dio tra noi.

  • p. Walter Taini, Belem

Risponde Padre Ettore

Non c'è spazio per commenti, questo mese. Solo per un saluto cordialissimo a tutti gli affezionati lettori

  • p. Ettore, sx.

 



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