Coronavirus: sulla stessa barca!
Qualche predicatore sostiene che il Coronoavirus sia un castigo di Dio. Questa tragedia mondiale ci insegnerà qualcosa? Simona, Milano
Cara Simona, questa pandemia, con il suo carico di sofferenze e prove ci fa scoprire che la vita non ci appartiene, è fragile, è dono di Dio a cui dobbiamo affidarci. Ciò che dà valore alla vita non è l’avere, il piacere, il successo, ma l’amore. Persino la pandemia, dice il Card. Mario Delpini, può diventare un “momento favorevole” per “cercare Dio e la riconciliazione, per essere liberi, per praticare il buon vicinato, per farsi vicini a coloro dai quali tutti si allontanano”.
Questa tragedia ci mostra che siamo sulla stessa barca, tutti legati gli uni agli altri. Invece, spesso, siamo indifferenti verso chi, vicino o lontano, soffre. Le invasioni di cavallette che tormentano popoli interi; la siccità che provoca fame, carestia e morte; la cultura dello scarto; a Lesbo giungono disperati migliaia di profughi, respinti a lacrimogeni, braccati e picchiati sui gommoni come criminali pericolosi. Dove eravamo?
Abbiamo sperimentato, appena il virus è esploso da noi, come è ingiusto essere rifiutati. Abbiamo imparato, forse a nostre spese, che l’altro siamo noi. Siamo noi i migranti rifiutati, respinti alle frontiere e negli aeroporti.
Da questa crisi mondiale potremo uscirne più lacerati in egoismi e nazionalismi (“prima i nostri”), più conflittuali, oppure, più solidali e uniti. Non ci sarà più l’altro, saremo solo noi. Sconfiggeremo il virus non isolandoci, ma avvicinandoci e facendoci carico dei più deboli.
Il mondo e i popoli formeranno “una sola grande famiglia” (S. Conforti) se uniranno le forze e lotteranno non contro, ma insieme all’altro. Non è quello che è successo, in queste settimane? Non ha vinto paura ed egoismo (“si salvi chi può”), ma il coraggio, la prossimità, l’umanità, contrastando l’isolamento. Quanti (volontari, medici e paramedici, preti e molti altri) si sono prodigati fino allo stremo, rischiando la propria vita! Solo insieme, uniti e solidali vinceremo il virus. Facciamone tesoro.
Mi chiedo, a questo riguardo: non avremmo dovuto evitare, negli anni scorsi, di indebolire il sistema sanitario nazionale? Ingenti risorse spostate verso il privato di nicchia, che spesso cura i ricchi e abbandona i più fragili? In 10 anni abbiamo tagliato 37 miliardi della sanità (70.000 posti letto), con 359 reparti chiusi, tanti piccoli ospedali abbandonati. Non è mancata unità e solidarietà? Ora vediamo i risultati.
Con il costo di un solo F35 potevamo comprare 6.000 ventilatori polmonari. Il mondo spende 1.800 miliardi all'anno per armamenti, smantellando il Sistema Sanitario, abbassando la difesa da altri nemici veramente pericolosi. Dopo questa epidemia, impareremo la lezione?
Molte malattie sono conseguenza della deforestazione. Il nostro antivirus sono le foreste, ma le stiamo cancellando dal Pianeta. Metà sono andate in fumo per causa nostra. Ci stiamo distruggendo da soli, con le nostre mani. In Africa, dove ci sono pochissimi laboratori, il Coronavirus causerà un’ecatombe. Il problema è nostro, di tutti. Cosa possiamo fare?







