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La gente del Congo avrà una vita normale?

Nella repubblica democratica del Congo, il 30 luglio scorso, si sono svolte le elezioni. Insieme agli “osservatori” dell’Onu e dell’Unione europea, c’erano anche i “volontari” italiani, tra cui i laici saveriani e p. Silvio Turazzi che, in carrozzella, ha voluto essere presente in questo grande momento di speranza per la nazione africana.

Angela Marano, laica saveriana di Salerno, lavora a Goma e ci racconta qualcosa dei giorni che hanno preceduto l’evento.

Il 27 giugno sono arrivati a Kigali i laici saveriani Giovanna, Carmine e Nuccia. Il giorno prima era arrivata una coppia di Parma. Sul bus a noleggio, che ci ha trasportati fino a Goma, eravamo in sette, più i bagagli. A casa, i nostri ospiti  hanno trovato le zanzariere alle finestre, una protezione necessaria, soprattutto dal tramonto fino all’alba, quando le zanzare diventano pericolose e minacciano la quiete notturna.

Gli osservatori italiani

Dall’inizio di giugno avevamo già predisposto un po’ di letti per l’arrivo di don Albino Bizzotto, Lisa e Roberto, dell’associazione “Beati i costruttori di pace” che erano venuti a Goma per organizzare la presenza di 60 osservatori della società civile italiana nella regione del Kivu, durante le elezioni del 30 luglio, le prime elezioni democratiche in Congo dopo 45 anni dalla fine della colonizzazione belga.

Per alloggiare i vari gruppi di osservatori durante le elezioni, sono stati contattati i parroci congolesi della zona. Anche la nostra casa è rimasta a disposizione del gruppo di coordinamento per Goma. Tra i coordinatori, c’erano anche il dott. Paolo Volta e padre Silvio Turazzi. La loro conoscenza dei luoghi e dello scenario degli scontri, che rendono questa regione di frontiera una delle più turbolente del Congo, hanno facilitato le operazioni di monitoraggio.

Invece, della nostra jeep sgangherata non è stato possibile fidarsi. Già al secondo giro intorno a Goma ci ha lasciati per strada. Così, per raggiungere i territori impervi, si è dovuto ricorrere agli elicotteri della Monuc, la missione dell’Onu.

Speranza e sfiducia della gente

Nel bilancio del viaggio di ricognizione dei nostri amici italiani sono rimaste le incertezze, soprattutto del dopo elezioni, ma anche l’apprezzamento della gente per il sostegno dato al processo di pace e di democrazia in questo martoriato Paese.

Qui tutti sono consapevoli che il voto è solo il primo passo verso la pace duratura, ma quest’occasione non può andare sprecata. Ora le attese della gente sono tante, ma la sfiducia verso dirigenti, sempre protetti da interessi stranieri, resta grande.

A metà giugno, un candidato alle presidenziali era venuto a Goma, promettendo l’avvio del dialogo inter-congolese. Il mio insegnante di kiswahili mi ha informato delle atrocità commesse da questo signore della guerra. Ma anche degli altri candidati non si diceva meglio. Nonostante tutto, la gente continua a sperare con la pazienza di sempre e ha accolto ogni iniziativa a favore della democrazia. Anche le mamme del nostro centro di educazione femminile hanno partecipato attivamente. Mamma Elisabet, con l’aiuto di poster, ha svolto un corso di educazione civica ed elettorale.

Una pannocchia bollita

La febbre malarica ha colpito molta gente, tra cui nonna Venanzia, la più anziana dei partecipanti al corso di alfabetizzazione. Dicono che abbia ottant’anni, ma secondo me non supera i sessanta. Comunque il suo spirito è giovane. Ha tanta voglia di imparare il kiswahili, ma la sua lingua materna è il kinyiarwanda, perché è di origine ruandese. L’ho scoperto qualche giorno fa, quando l’avevo incoraggiata a raccontare una favola ai bambini della scuola materna. Solo pochi hanno avuto bisogno di traduzione, perché la maggioranza dei piccoli parla la sua stessa lingua.

Il giorno prima di cadere malata, nonna Venanzia era venuta con un regalo per me: una pannocchia bollita, avvolta nelle foglie ancora umide. Ho dovuto metterla nella mia sacca, per farla contenta. Speriamo che guarisca presto.



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