Come una squadra di calcio… over
Finalmente, dopo troppi mesi d’inutili attese, di domande senza risposte, ecco il volto dei missionari della comunità saveriana di Tavernerio, anno 2019, arricchitasi di numero e di… anzianità. Come potete vedere nella fotografia, siamo undici; da sinistra: p. Lino Maggioni, p. Ezio Marangoni, p. Luigi Zucchinelli, fratel Dario Montanaro, p. Gabriele Ferrari, p. Germano Framarin, fr. Bruno Menici, fr. Domenico Vignato, p. Franco Bertazza, p. Ivano Marchesin e p. Salvatore Marongiu (in ginocchio). Manca p. Mario Menin, direttore di “Missione Oggi”, che durante la settimana vive e lavora a Brescia, dove c’è la redazione della rivista.
Ci chiedono quale sia il compito di ciascuno in questa casa. Nella scala dei servizi, spicca quello uguale per tutti: il ministero presbiterale, servizio sussidiario alle parrocchie della diocesi di Como. Siamo tutti missionari che abbiamo svolto la propria missione in vari paesi del mondo: Congo, Sierra Leone, Burundi, Ciad, Colombia, Brasile, Indonesia, Bangladesh.
Su ciascuno di noi trascorre, come su una distesa tela cinematografica, una storia di gioie e sofferenze, di conquiste e sconfitte, di speranze e delusioni. Ognuno di noi può far proprie le parole di S. Paolo: “Siamo oppressi, ma non schiacciati; sconvolti ma non disperati. Siamo perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non distrutti. Portiamo sempre in noi la morte di Gesù, perché si manifesti in noi anche la sua vita” (2Cor 4,7-15).
La chiesa missionaria, al di là della nostra vecchia Europa, è ancora oggi una chiesa martire nel senso più vero della parola. È questo il contributo al crescere della fede in Cristo in tutto il mondo. Ciascuno dei nostri missionari potrebbe mostrare incisi nel cuore e nella mente, con stilo di fuoco, i segni delle persecuzioni e dei soprusi subiti per amore a Cristo.
Quando ci venite a trovare chiedete di noi, parlate con noi. Siamo a vostra disposizione per esprimere parole di fede e di speranza che ciascuno di noi desidera non soltanto udire, ma vivere nel nostro terribile quotidiano.







