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Un mucchietto di terra da cui si diramano piccole piste che vanno in tutte le direzioni, sulle quali alcune file apparentemente disordinate di formiche si snodano. Certe se ne vanno lontane, non si sa dove, altre ritornano portando qualcosa ben agganciato in bocca e si dileguano nel ventre di quel mucchietto di terra… 

È una scena quotidiana in Africa. E può essere il simbolo dei missionari che partono al mattino della loro vita e se ne vanno in tutte le direzioni (fino alla fine del mondo…). Se ne tornano quando scende il sole, portando con sé il “frutto” del loro lavoro. Chi dieci anni, chi vent’anni, chi trenta, quaranta e anche più! Hanno spremuto tutte le loro energie per un ideale grande: il Vangelo, il mondo nuovo, la giustizia, la fraternità. Ed eccoli, magari un po’ acciaccati, con qualche ammaccatura, come una macchina che ha lungamente viaggiato su strade dissestate o delle fuori-strada provate dalle asperità delle piste. Hanno bisogno della revisione del motore o di passare dal carrozziere! 

Un luogo c’è per queste operazioni. È la Casa Madre di Parma e in particolare - per le situazioni un po’ critiche - il 4° piano di questo immenso edificio. Ben organizzato per curare i nostri missionari già anziani e bisognosi di cure particolari. Quest’anno c’è il tutto esaurito. Una cooperativa ci aiuta per l’assistenza sanitaria, per l’igiene e per l’alimentazione. Una équipe di missionari più giovani è presente per l’animazione, la preghiera comunitaria, la fisioterapia. Tutta una valorosa squadra di volontari si rende presente, quotidianamente, per accompagnare e far compagnia agli anziani missionari, magari per farli uscire a prendere una boccata d’aria. Insomma, è tutto un grande cantiere. 

Tu li vedi andare anche loro - come le formiche - in tutte le direzioni dei lunghissimi corridoi di questo 4° piano: alcuni in carrozzella, altri appoggiandosi ad un girello, a un bastone o alle stampelle; questi cercano l’infermiera, quegli altri fanno esercizio fisico, quegli altri ancora entrano nella cappella a pregare… C’è sempre quello che si addormenta davanti alla televisione o che dimentica l’orario della comunità perché sta ascoltando la radio nella sua stanza. Però, quando è l’ora dei pasti o della merenda, tutti sono presenti e puntuali! 

Per chi arrivasse per la prima volta, impressionerebbe sentirsi raccontare le storie di questi missionari. Padre Ferdinando (familiarmente il “Tof”), fratel Rodolfo (detto Rudi, 96 anni!), p. Domenico, fratel Pietro, p. Marcello e Ilario ed altri hanno passato tantissimi anni in Brasile. Lo conoscono come le loro tasche. Padre Arduino, lui, è un anziano del Bangladesh e ne ha da raccontare! Padre Vito è stato l’uomo dei tre continenti: prima l’Indonesia, poi la Sierra Leone in Africa e poi varie missioni in Europa e perfino in Asia minore… quante esperienze! Anche p. Quartilio e p. Franco hanno raccolto abbondantemente la polvere delle strade della Sierra Leone. E poi quelli che sono tornati dal Congo RD: p. Mario e fratel Gaetano, p. Ezio e p. Virginio. Fratel Giovanni è lì anche lui, dopo un lungo periodo al servizio della Casa della Direzione Generale. Fratel Renato e p. Giuseppe sono ancora relativamente in forma e naturalmente non dimenticano gli innumerevoli servizi resi alla missione. Padre Lino ha ancora il suo Messico nel cuore: quanti ricordi, quante persone incontrate! Senza contare che tutta questa brava gente ha avuto delle responsabilità, anche importanti, ha formato missionari, ha animato parrocchie e zone missionarie, ha gestito associazioni, ha costruito ospedali, scuole, chiese… 

Insomma, qui si potrebbero girare una quantità di film di estremo interesse. Forse, questi missionari se li passano e se li ripassano ogni giorno tutti questi ricordi; magari portano nei loro lunghi momenti di preghiera tutti quei volti incontrati ai quattro angoli del mondo, scene liete e drammi vissuti, feste e lacrime, tempi di speranze e scoraggiamenti. Ora, è la fase del riposo forzato, della debolezza, dei ripensamenti. 
Sono tornati carichi di frutti, come quelle formiche che fanno ritorno la sera al loro formicaio? Solo Dio può valutare quanto la loro vita tutta data è stata “utile” (ma di quale utilità?), quanta vita ha generato, quanta gioia e quanta speranza ha seminato nelle persone, nelle famiglie, nelle comunità. Non ci resta che la lode e il ringraziamento.



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