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Caro direttore,

come madre, insegnante e amante della vita, condivido tutto quanto lei scrive nell’articolo "Siamo o non siamo embrioni?", perché conosco la realtà della missione. In merito al referendum, si è discusso molto e anche in modo lacerante, ma il tema era il più alto: la dignità della vita umana dall'istante del concepimento. È la nuova questione sociale.

Madre Teresa diceva che “il più piccolo dei piccoli, il bambino non nato, è il povero tra i poveri”. Se nell'occidente ricco ci fosse più rispetto per la vita, dal primo all'ultimo istante, ne verrebbe più rispetto anche per tutte le altre vite delle popolazioni che devono il loro malessere a politiche sorde ai bisogni dei deboli.

La chiesa indica la via da seguire perché le nostre coscienze siano costantemente formate, e ci lascia, secondo coscienza, da adulti, liberi di votare e di non votare. Su questioni così delicate e importanti, meglio l'astensione, adulta e responsabile. Molti giovani non sono andati a votare perché hanno riconosciuto la saggezza del cardinale Ruini e del Papa.

Antonella, via E-mail


Mi rallegro con la signora Antonella, per la sua chiarezza, che è prova di convinzione profonda e sincera. Il rispetto della vita è più efficace, quando la pensiamo come “dono”, piuttosto che una proprietà, da tenere o vendere, da alienare o sprecare, rifiutare o congelare.

Ma ho ricevuto anche reazioni di altro tipo. Per esempio, l’amico Tony (che non riceve “Missionari Saveriani”). Mi ha scritto proprio la sera del 13 giugno e mi ha sconcertato. “I clericali, coloro che hanno ascoltato le parole viscide e malefiche delle gerarchie della chiesa cattolica, hanno vinto il referendum ma hanno perso la ragione. Hanno perso la possibilità di dare speranza, di generare, di guarire, di pensare a un possibile futuro senza malattie. Costoro hanno perso l'anima e la possibilità di essere cittadini liberi, laici e solidali... Perciò da oggi ritorno a essere anticlericale...”.

A Tony ho risposto quella sera stessa, ricordandogli che era la festa di sant’Antonio, “il santo degli impossibili”. Gli ho raccontato la storia dell’asino che si era inginocchiato davanti all’Ostia santa, finché il suo padrone si convertì e s’inginocchiò anche lui. Non avevo mai osato pensare che il referendum potesse avere anche una connotazione “anticlericale”. Ora mi viene il dubbio: forse, dietro le grandi parole di scienza, ricerca, salute, fecondazione..., c’era anche qualche altro sentimento o lobby, che non c’entrano affatto con “il bene dell’umanità”.

Ho scritto all’amico: “Vedi, Tony, io amo l’asino, perché fa parte della mia cultura contadina e ricordo con rimpianto il suo raglio mattutino, che riecheggiava per le valli laziali, dove sono cresciuto. Farò come l’asino di sant’Antonio: ogni volta che m’inginocchio davanti all’Ostia santa, penserò a te, anticlericale”. Se la signora Antonella e altri vogliono unirsi a me: benvenuti!

p. Marcello, sx



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