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Il giovane protagonista di questo piccolo racconto si chiama Cherno. Una testimonianza commovente che esplora temi come la fede, il perdono e la trasformazione personale attraverso le sfide della vita. È la storia di un ragazzo della Nuova Guinea che si trasferisce prima in Sierra Leone con i suoi genitori e tre dei suoi fratelli e poi a Londra. 

Il percorso di Cherno mostra il suo coraggio e la sua determinazione nel seguire le proprie convinzioni, nonostante le difficoltà sociali e familiari. Un giorno aveva chiesto a p. Franco Manganello, uno dei Saveriani di quel villaggio, di poter essere battezzato. Ma la sua decisione di diventare cristiano, contraria tra l’altro alle tradizioni della sua famiglia musulmana, lo porta ad un esilio forzato da casa. Suo padre Mohamed si era indignato per quella scelta scellerata, al punto che lo aveva cacciato fuori costringendolo ad andare a vivere dalla nonna materna, aggiungendo: “Voi cristiani andrete tutti quanti all’inferno!”.  

Ma tutto ciò non era avvenuto per caso, perché per il giovane nel corso degli anni a seguire si verificano    nuove opportunità, grazie anche all’appoggio di persone che riconoscono la sua benevole integrità e la sua dedizione. La decisione di Cherno di abbracciare la fede cristiana l’aveva tuttavia maturata per lungo tempo in missione. Infatti, spesso si recava in chiesa a pregare perché avvertiva profondamente questa forza interiore.

Dopo le medie e le superiori, Cherno vuole recarsi in Inghilterra per proseguire gli studi, ma non aveva i soldi per partire. Chiede a p. Franco un aiuto e lo ottiene. Arrivato a Londra, inizia a studiare alacremente. E ogni mattina, prima di raggiungere l’Università, si recava in chiesa a pregare. Un giorno, viene notato da una docente in pensione dell’ateneo che, incuriosita, gli chiede: “Sei per caso cristiano?”. “Sì”, risponde Cherno.
Vedendolo interessato e apprese le difficoltà economiche, lo aiuta a proseguire gli studi, pagando le tasse e l’affitto.

Cherno si è laureato brillantemente. Grazie alla professoressa benefattrice è inserito anche all’Università per alcune docenze. Tuttavia, è deciso a ritornarsene al suo paese, dove ritrova il padre molto malato. Nessuno se ne occupava, lo fa lui, aiutandolo tutti i giorni nelle sue necessità. Il padre si accorge che il figlio, cacciato malamente di casa, era l’unico a prendersi cura della sua persona. Mohamed si aggrava e chiede a Chemo di chiamare quel missionario perché voleva essere battezzato anche lui nella fede Cristiana. P. Franco lo battezza e mentre sta per uscire, sente Mohamed che gli dice: “Desideravo la sua benedizione perché quando morirò voglio venire anch’io nel vostro inferno!”.

La storia rivela come, a volte, le azioni e la costanza di una persona possano aprire gli occhi e il cuore degli altri. L’ultima frase di Mohamed è particolarmente potente, perché evidenzia una drammatica trasformazione del pensiero e della percezione, anche con un tocco di ironia finale.



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