Cem: Convegno della Mondialità
Lezioni, laboratori e serate magistrali
Nei mesi scorsi ho svolto un periodo di tirocinio universitario al Cem - il centro d’educazione alla mondialità dei missionari saveriani di Brescia. Così ho avuto la fortuna di essere coinvolta nella preparazione del convegno nazionale, che il Cem organizza ogni anno. Il convegno di quest’anno si è tenuto a Viterbo, dal 24 al 29 agosto. Posso garantirvi che questo evento è costato fatica e impegno, ma lo ripeterei subito perché è stata l’occasione per confrontarmi con un mondo per me nuovo, interessante e coinvolgente.
Un tema impegnativo
Al convegno hanno partecipato 225 persone, soprattutto insegnanti, ma anche rappresentanti delle istituzioni e politici. Il ministro della pubblica istruzione, on. Giuseppe Fioroni, ha aperto ufficialmente i lavori suscitando nella platea interesse ed entusiasmo. Il secondo giorno ha portato il suo saluto anche il vescovo di Viterbo, mons. Lorenzo Chiarinelli, che ha lodato la tenacia dei saveriani e dei collaboratori laici nell’impegno per una formazione dei giovani ai valori della mondialità.
I relatori Annamaria Rivera dell’università di Bari, Aluisi Tosolini dell’università cattolica di Piacenza e Gabriele Mandel Khan, vicario della confraternita sufi in Italia, hanno permesso a tutti i presenti di comprendere meglio il difficile tema del convegno: “Tra bene e male? Il conflitto negli immaginari dell’educazione”.
Entusiasmo e passione
I “laboratori” hanno rappresentato l’ossatura del convegno. Quest’anno ne sono stati attivati tredici, di cui due “riservati” ad adolescenti e bambini. In ognuno, con didattiche, tecniche e materiali diversi, è stato approfondito e concretizzato il tema del convegno. Il risultato si è materializzato in artefatti esposti durante la festa in piazza, nell’ultima serata di permanenza a Viterbo.
Durante queste cinque giornate, la mia attenzione si è rivolta principalmente ai conduttori dei laboratori. Non solo ho potuto vedere, ma anche sentire l’entusiasmo e la passione che hanno messo nel loro lavoro.
Non sono ancora entrata nel mondo della formazione, ma se un giorno avrò questa possibilità vorrei poter camminare con persone così, che credono nella possibilità di un’alternativa a un modello educativo e formativo che spesso sembra essere obsoleto, non più stimolante.
Impossibile annoiarsi
Non ci sono state, comunque, solo lunghe relazioni e duro lavoro nei laboratori. Il vero spirito del convegno si è sprigionato proprio durante le serate. Dopo cena, i convegnisti si trasformavano in spettatori e il chiosco interno al centro congressi prendeva le sembianze di un palcoscenico all’aperto. Ogni sera sono stati rappresentati spettacoli teatrali, ispirati alla vita e ai lavori storici svolti dai viterbesi. Ricordo la performance di Candelaria Romero, attrice e conduttrice di un laboratorio del convegno, che ha messo in scena un’autobiografia intensa e toccante.
Ma l’evento più inaspettato per me, che partecipavo per la prima volta al convegno, è stato l’intrattenimento notturno a suon di musica e a passi di danza, che ha fatto scomparire magicamente la stanchezza accumulata durante le lunghe giornate.
Esperienza da ripetere
Per l’occasione, anche la “Libreria dei popoli” dei saveriani di Brescia ha lasciato la sua sede tradizionale per portare un po’ di “sapere” al convegno. Ma c’era anche un altro personaggio indimenticabile: padre Domenico Milani, con la sua fronte spaziosa e il pizzetto bianco, è “il saggio” del Cem.
Il centro congressi “Domus la Quercia” della bella Viterbo ci ha accolti e ha lavorato per noi con scrupolo e riservatezza. Sono convinta che queste e altre sorprese andranno scoperte durante il prossimo convegno Cem, a cui spero di avervi... convinti a partecipare. Al di là di conferenze e argomenti tecnici, si incontrano e si conoscono tante persone. Tutte si salutano con la promessa di un nuovo appuntamento, anno dopo anno, condividendo ideali e speranze.
Coloro che partecipano al convegno Cem, hanno la possibilità di tornare a casa un po’ più cambiati.








