Caro amico, guardati attorno
Dobbiamo dare ossigeno al mondo
Padre Mario Diotto, della comunità saveriana di Zelarino, è stato missionario nella regione dei Grandi Laghi, in Africa centrale. Egli traduce la sua esperienza in racconti, in poesie e canzoni, che utilizza quando gli viene chiesto di parlare alla gente delle nostre parrocchie e agli alunni delle nostre scuole. Così egli presenta il nostro impegno per il regno di Dio, orizzonte d’ogni attività missionaria della chiesa.
L’ottobre missionario è una buona occasione per ridare forza e coerenza alla nostra scelta di testimoniare la fede cristiana ai nostri fratelli, vicini e lontani. La parola a p. Mario Diotto. Lasciamoci condurre sull’onda del suo grande entusiasmo.
Ogni volta che presento il “progetto-uomo” – cioè, di come dovrebbe essere l’umanità - parlo anche della mia esperienza africana. Ogni volta, mi rivolgono tante domande a cui non sempre riesco a dare una risposta esauriente. Credo però che un’idea basilare sia penetrata nel cuore della gente: “costruire insieme le persone”.
Cos’è più facile?
Di una cosa sono certo: è più facile costruire una chiesa che un cristiano; è più facile fare un ospedale piuttosto che un medico; è più facile far su una scuola invece che un insegnante.
Ma se qualcosa di quest’Africa non funziona, è perché manca il vero annuncio che si dirige al cuore dell’uomo. Occorrono strutture e progetti costruiti assieme alle persone con le quali facciamo lo stesso cammino di fede.
Questo vuol dire che il “progetto-uomo” deve essere realizzato attraverso l’inculturazione. Il centro di educazione alla mondialità (CEM), dei missionari saveriani, ha questo fine: “incontrarsi per condividere quello che è diverso, nell’unità”. Perché è proprio mettendo insieme i diversi colori che si costruisce un bel quadro.
L’annuncio di Gesù all’uomo di oggi
L’unità è la forza della prima comunità cristiana. Gesù stesso prega perché si realizzi questa unità fra i suoi discepoli, perché è nell’unità che trova forza la nostra azione evangelica.
Se tante cose di quest’Africa non vanno bene, è perché noi cristiani spesso predichiamo noi stessi e non il Gesù del vangelo. Anche noi missionari, se non mettiamo al centro l’uomo, facciamo percorsi che deviano dal messaggio di Cristo e restano lontani dalla cultura della nostra gente. Ci preoccupiamo più dei mattoni che delle persone.
“Caro amico, guardati attorno per raccogliere gioia e sofferenza e condividerle con quelli che ti stanno accanto; poi ti sarà più facile aprire sul mondo una finestra di casa tua e vedere i fratelli lontani con occhi diversi: gli occhi dell’amore”.
Saluto e ringrazio tutti gli amici incontrati sui sentieri del mondo, per dare un po’ di ossigeno alla mondialità.







