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Congo RD: basta ambiguità. "Il clima generale nella parte orientale del Paese è caratterizzato da insicurezza e miseria insopportabile; l'obiettivo di tutto ciò è la balcanizzazione (popolazioni sfollate sono sistematicamente sostituite da gruppi ruandofoni e ugandesi) del nostro Paese", ha affermato il cardinale Fridolin Ambongo, arcivescovo di Kinshasa, dopo la sua visita pastorale nella diocesi di Butembo-Beni nel Nord Kivu a fine 2019. Massacri quotidiani, stupri, rapimenti, sfollamenti di popolazioni e altri dettagli raccapriccianti caratterizzano il clima di insicurezza. Sono almeno 5 i presbiteri rapiti e dei quali non si hanno notizie. Il cardinale ha deplorato il silenzio e l’indifferenza del resto del Paese su quanto avviene nell’est e ha stigmatizzato l'ambiguità della comunità internazionale di fronte a questa situazione che dura da decenni.

p.6 Algeria abdelmadjid tebbouneAlgeria: Tebboune presidente. Abdelmadjid Tebboune è risultato vincitore con il 58,15% dei voti al primo turno delle elezioni presidenziali che si sono tenute in Algeria. Il dato più significativo è però quello delle astensioni. Con quasi il 40% dei votanti, il paese registra il minore tasso di partecipazione della sua storia alle elezioni presidenziali. È il segno tangibile della frattura nel paese, attraversato da un movimento di protesta nonviolenta che reclama un “cambio di sistema”. Sarà questa la priorità per il nuovo presidente, oltre all’economia in forte difficoltà. Il cantiere Algeria per il momento rimane aperto (Luciano Ardesi).

Haiti: crisi a 10 anni dal terremoto. La drammatica crisi che vive il paese è ancora lontana da una soluzione. Non c’è una via di uscita chiara e la situazione continua a essere bloccata. L’opposizione chiede da mesi le dimissioni del presidente Jovenel Moïse. MSF, intanto, avverte che a 10 anni dal devastante terremoto (12 gennaio 2010), il sistema sanitario dell’isola caraibica è sull’orlo del collasso. Dalla crisi del 2018, scatenata dall’aumento dei prezzi del carburante, le strutture mediche hanno avuto grosse difficoltà nel fornire servizi di base. La vita quotidiana per la maggior parte degli haitiani diventa sempre più precaria a causa dell’inflazione galoppante, della mancanza di sviluppo economico e delle continue ondate di violenza. MSF ha lanciato nuovi progetti per curare quei pazienti di cui il sistema medico haitiano non è in grado di farsi carico.

Colombia: attacchi mirati. "Ho invitato diplomatici e rappresentanti di organizzazioni internazionali, come le Nazioni Unite e altri, a offrire la loro sede come protezione e rifugio a quanti denunciano i responsabili degli attacchi contro leader sociali e difensori dei diritti umani”. Lo ha detto mons. Monsalve, arcivescovo di Cali. Il numero di leader sociali assassinati nel 2020 appena iniziato è di almeno 17. La violenza, specie contro leader sociali e giudici, è aumentata negli ultimi mesi, al punto che la Conferenza Episcopale ha chiesto pubblicamente il rispetto per la vita di ogni persona e di mettere fine agli omicidi e alle azioni violente.

Costa d’Avorio: carovana di pace. Dal 2011 la pace è la principale preoccupazione nelle menti e nei cuori degli ivoriani. In effetti, dopo oltre un decennio di crisi politico-militare in Costa d'Avorio (2002-2011), gli ivoriani in generale e il governo in particolare si sono resi conto che la pace è la condizione indispensabile per la coesione e lo sviluppo sociale ed economico del Paese. Per indicare questo percorso di convivenza pacifica, è stata organizzata da una rete interreligiosa "la carovana della pace, della riconciliazione e dello sviluppo” con l’obiettivo di mobilitare la coscienza collettiva degli ivoriani su queste problematiche.

I missionari uccisi nel 2019. L’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti i battezzati impegnati nella vita della chiesa morti in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”. Per questo preferiamo non utilizzare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”. Secondo i dati raccolti, nel 2019 sono stati uccisi nel mondo 29 missionari: 18 presbiteri, 1 diacono permanente, 2 religiosi, 2 suore, 6 laici. Dal 2018 è l’Africa ad essere al primo posto di questa tragica classifica. A seguire America, Asia ed Europa. Inoltre, nel 2019 il fenomeno appare più generalizzato e diffuso.

L’iniziativa: Venti di guerra, frontiera di pace

Le notizie di questi giorni non lasciano sereni: ancora una volta “venti di guerra” nel Medio Oriente. E le sponde del Mediterraneo tornano a essere spettatrici di catastrofi già annunciate. Quello stesso Mare Nostrum sarà al centro dell’incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo frontiera di pace”, promosso dalla CEI a Bari, dal 19 al 23 febbraio, con la partecipazione di 60 vescovi di 19 Paesi costieri. L’evento sarà chiuso dalla celebrazione eucaristica presieduta da Papa Francesco. Per info: www.mediterraneodipace.it
La chiesa italiana non intende “unirsi al coro dei profeti di sventura, per riconoscere invece che qualcosa di nuovo può e deve nascere anche nell’area mediterranea”. Bisogna tenersi per mano, per non farsi portare via dalla tempesta.

La voce dei missionari: L’attualità e la storia dei saveriani

Prima di Natale, piogge torrenziali si sono abbattute sui quartieri nord della capitale Bujumbura, in Burundi. Decine di case sono state spazzate via dalla violenza delle acque del torrente Cari che scorre tra le case di Winterekwa, quartiere molto popolato della nostra parrocchia di Kamenge. Molte famiglie, rimaste senza abitazione, sono ospitate in una grande scuola non lontana dal luogo della tragedia. Le vittime sono soprattutto donne e bambini sorpresi nel sonno. Con l’aiuto della Caritas diocesana, della Croce Rossa nazionale siamo immediatamente intervenuti per prestare i primi soccorsi ai sopravvissuti. Purtroppo, le stesse piogge torrenziali hanno già provocato simili tragedie in diverse zone del Burundi (Mario Pulcini, sx).

La missione saveriana della Sierra Leone desidera celebrare il “Settantesimo di Fondazione” con una celebrazione che dura un anno, un anno “giubilare!”. Un periodo di tempo per fare la memoria gioiosa di un cammino, compiuto in alcuni decenni da determinati uomini che fecero nascere e crescere una nuova chiesa africana: la chiesa di Makeni. Quegli anni faticosi sono passati in fretta. Gli uomini e le donne che vi hanno lavorato, sono stati tanti! Ma la delusione non ha mai prevalso, anzi hanno sempre vinto la speranza e l’ottimismo, caratteristiche dei quattro pionieri e fondatori: Augusto Fermo Azzolini, Pietro Serafino Calza, Camillo Olivani e Attilio Stefani. Partiti dal porto di Liverpool il 29 giugno sulla nave Apapa, sbarcarono a Freetown l’8 luglio del 1950. Ogni anno, regolarmente, piccole spedizioni hanno sempre arricchito la prima originaria e, poco a poco, le presenze hanno ben superato le 40 unità. Li hanno accompagnati nella vita di missione tante suore e numerosi laici impegnati. Hanno fatta crescere la chiesa insieme al clero locale, che ora sta gradualmente rimpiazzando i missionari e fondatori di questa nuova chiesa africana (Gerardo Caglioni, sx).

Una storia speciale: La “Casa degli angeli”

Nella parrocchia di Nostra Signora della Misericordia, a Nonthaburi, nella diocesi di Bangkok (Thailandia), alla periferia nord della capitale, sorge la “Casa degli Angeli”. Qui sono accolti bambini con disabilità e le loro mamme, in un contesto che giudica la disabilità come frutto di una colpa personale, fonte di emarginazione. Nata da un’iniziativa della Caritas di Venezia, in collaborazione con il Pontificio Istituto per le missioni estere e le saveriane, la casa è stata gestita per anni dalla fondatrice Angela Bertelli. “Bangkok significa città degli angeli e la vera missione è l’incontro con Dio nei nostri ospiti angioletti”, ha dichiarato Angela nel recente passaggio di consegne della casa alla Comunità Papa Giovanni XXIII.
La casa cerca di accompagnare e reintegrare i disabili nelle loro famiglie. Attualmente ci sono 12 ragazzi, 7 dei quali dormono in casa, altri sono assistiti in vari contesti. Tra gli ospiti, anche una ragazza di 19 anni che frequenta la Casa tre volte la settimana e una bimba congolese immigrata di 6 anni.



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