Brasile, nuovi modelli di parrocchie
P. Raffaele Bartoletti, saveriano marchigiano di Arcevia, ha trascorso tra noi i suoi tre mesi di vacanza. Ha ricordato i tempi in cui è stato economo di questa comunità, ha visitato alcune parrocchie e poi è tornato in Amazzonia. Prima di partire, ci ha raccontato la sua missione.
Comunità cristiane autonome
Seguendo un progetto della Conferenza nazionale dei vescovi brasiliani (CNBB) per le grandi parrocchie che abbracciano più comunità, si è deciso di formare un modello diverso. Non c’è più una chiesa parrocchiale con varie cappelle intorno a sé, accentratrice e promotrice delle varie azioni pastorali. Si sono create, invece, varie comunità cristiane quasi autonome, ognuna con la propria chiesa e le sue attività pastorali, con un coordinatore e un consiglio comunitario, con appena un Centro parrocchiale senza chiesa.
Questo Centro è un ufficio per i registri e la sede del parroco, con un salone per gli incontri di formazione. Lì si svolge il Consiglio di pastorale, cui partecipano i rappresentanti delle varie comunità, per un orientamento comune e per programmare insieme le iniziative.
La parrocchia San Paolo
Nella diocesi di Abaetetuba i saveriani hanno avviato una di queste “comunità di comunità” con il nome Madonna della Pace e comprendente centinaia di isole sul fiume Tocantins, affluente del Rio delle Amazzoni. Dopo alcuni anni, l’hanno consegnata al vescovo. La seconda è la parrocchia San Paolo o “Delle strade”, perché formata da 35 comunità raggiungibili via strada. È ancora affidata ai saveriani e in particolare a p. Raffaele.
Questo modello può avere i suoi limiti: pericolo che una comunità si chiuda in se stessa, coordinatori troppo autoritari, preoccupazione più per le strutture che per la formazione e la vita cristiana, mancanza di condivisione con le comunità più carenti, tempo e spese per i tanti viaggi del missionario.
Senso di appartenenza e collaborazione
P. Raffaele riconosce però che gli aspetti nuovi e positivi sono tanti. I sacramenti sono celebrati in ogni comunità; la visita del missionario con la Messa è organizzata nel Centro parrocchiale durante il Consiglio di pastorale. Quando non c’è la Messa, ogni comunità ha i ministri della Parola e della Comunione, le catechiste, l’equipe di liturgia e canto, pastorale familiare e giovanile, gruppi per la visita e la preghiera nelle famiglie, pastorale della decima ed equipe per le feste.
C’è insomma decentralizzazione. Le attività della Chiesa sono più vicine alle famiglie e favoriscono il senso di appartenenza e collaborazione.
Economia equa e solidale
Realizzare una “comunità di comunità” può essere difficile per l’idea di economia come condivisione. Così, in dialogo con le comunità, la parrocchia San Paolo ha adottato uno schema. Per la decima, metà va alla comunità e metà alla parrocchia. Per la festa patronale il 65% alla comunità, 30% alla parrocchia e 5% per la formazione. La parrocchia consegna poi alla diocesi il 10% di quanto riceve con la decima e le feste. La colletta di ogni Messa è data al missionario per le spese di viaggio.
C’è anche una cassa comune, dove ogni comunità resta padrona del denaro depositato e un fondo comune parrocchiale a favore delle comunità più carenti.
La comunità saveriana di Ancona, a nome di tante persone, ha donato a p. Raffaele un’offerta e sei teche di bronzo con l’interno dorato per rendere presente l’Eucaristia in altrettante comunità. Auguri a p. Raffaele che, alla soglia dei suoi 80 anni, continua a dedicarsi in Amazzonia alla parrocchia San Paolo.







