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p.6 Rete italiana pace e disarmoExport alle stelle. Secondo il Sipri (Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma), l’Italia è al sesto posto al mondo come esportatore di sistemi di armamento nel quinquennio 2019-2023. Ma il dato davvero sorprendente è la crescita esponenziale dell’export: +86% (passando dal 2,2% al 4,3%). Si tratta del Paese con la crescita maggiore. La guerra in Ucraina ha dato un’impronta agli ultimi dati. Mentre le importazioni europee di armamenti sono quasi raddoppiate. Francesco Vignarca di Rete italiana per il disarmo, spiega: “Il commercio internazionale di armi continua ad avere una direzione precisa, le aree del mondo dove ci sono tensioni maggiori (Asia, Oceania, Medio Oriente). Per l’Italia il Medio Oriente è la destinazione principale delle sue esportazioni. È un’industria che va a gonfie vele, ma che non vuole sia controllata e visibile, da qui la richiesta di modifica della Legge 185/90”.

p.6 cobalto rdcongoNo all’accordo minerario.  Come fa l’Unione Europea a firmare un accordo sulla sostenibilità e la tracciabilità di minerali strategici con un Paese che non li produce ma li ottiene illegalmente da uno Stato vicino? È quanto chiedono “Insieme Pace per il Congo” e altri 7 enti, tra i quali la “Rete Pace per il Congo” (promossa dai Saveriani) che in un comunicato chiedono di annullare il protocollo d’accordo firmato il 19 febbraio tra l’UE e il Ruanda. Tale accordo era già stato criticato dal cardinale Besungu, Arcivescovo metropolita di Kinshasa. Il Ruanda non dispone di quantità significative di questi minerali, ma ne è diventato grande esportatore solo con le guerre a ripetizione in Congo RD a partire dal 1996, grazie alle quali ha accesso alle materie prime. Tutto ciò anche attraverso interposti movimenti di copertura, che in questi anni prendono il nome di M23.

BRICS e CEDEAO/ECOWAS. Egitto ed Etiopia entrano a far parte del gruppo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), unendosi al Sudafrica e accrescendo il peso del continente africano nell’alleanza. Che effetti avrà la loro adesione? Il gruppo BRICS a 9 (con Iran ed Emirati Arabi Uniti) rappresenta oggi il 32% dell’economia mondiale (il G7 il 30%) e più del 40% della popolazione mondiale. I BRICS possiedono risorse significative in termini di capitale, tecnologie ed expertise, il cui trasferimento ai nuovi membri potrebbe supportare lo sviluppo delle infrastrutture, dell’agricoltura e dell’industria nel continente africano. Il rischio è restare invischiati nelle logiche anti-occidentali portate avanti dai due giganti Russia e Cina.
Il processo d’integrazione nell’Africa occidentale, intanto, subisce una brusca battuta d’arresto con l’annuncio dei regimi militari di Mali, Burkina Faso e Niger, dell’uscita dei loro Paesi dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (CEDEAO/ECOWAS). In particolare è il Niger ad essere stato colpito in modo severo dalle sanzioni economiche imposte dalla CEDEAO/ECOWAS dopo il golpe del luglio 2023. Gli effetti però sono tutti sulla popolazione. Si vedrà se poi i regimi golpisti decideranno di uscire anche dall’unione monetaria ed economica.

Fronti dimenticati? La guerra scoppiata dieci mesi fa in Sudan ha creato una crisi umanitaria devastante (quasi 11 milioni di sfollati e oltre 12mila morti) che non sembra possa cessare facilmente. Anzi, ha innescato una dinamica che rischia di frammentare il Sudan, dopo che diversi gruppi armati presenti da tempo in diverse aree del Paese si sono schierati da una parte o dall’altra. E ovviamente altri Paesi combattono sul campo per procura, sostenendo chi loro conviene con armi e carburante.
Haiti, invece, pare un Paese allo sfascio. Le gang controllano ormai gli accessi alla capitale e persone e merci (compresi i farmaci) possono arrivare solamente con ponti aerei complicati. Secondo MSF, i tassi di mortalità legati alle violenze a Port-au-Prince, la capitale, sono come quelli registrati a Raqqa, in Siria, nel 2017 e durante le violenze in Myanmar contro i Rohingya.

During their journey through the Darién, migrants must cross the Acandí and Tuquesa rivers.MSF: il rapporto. Mentre nel Darién, tra la Colombia e Panama, sono in aumento le aggressioni sessuali dei gruppi criminali nei confronti delle persone migranti, mentre dopo Cutro è sempre più difficile salvare vite in mare e le stragi nel Mediterraneo non sono finite, Medici Senza Frontiere (MSF) ha pubblicato il nuovo rapporto internazionale “Morte e disperazione. Il costo umano delle politiche migratorie dell’UE” che fa luce sulle conseguenze letali della combinazione tra pratiche violente, sancite dalle politiche dell'Unione Europea (UE) e dei suoi stati membri, e la retorica sempre più disumanizzante nei confronti delle persone in movimento. Il rapporto si basa sulle testimonianze dirette del personale medico e delle persone assistite da MSF, che nel 2023 ha effettuato oltre 20mila consultazioni mediche per assistere le persone migranti e ha soccorso in mare più di 8mila persone.

L’iniziativa

Arena di pace, programma

p.6 arena di pace logo fbTutto è pronto a Verona per ospitare Arena di pace e l’incontro con papa Francesco sabato 18 maggio. La prima tappa sarà in piazza San Zeno con l’accoglienza di bambini e ragazzi, poi in Basilica con un momento di dialogo e preghiera riservato a preti, diaconi, consacrati e consacrate. Successivamente l’arrivo in Arena per partecipare ad una parte dell’evento “Arena di pace 2024” che si svolgerà dalle 9 alle 13. Nel pomeriggio, il Pontefice si sposterà alla Casa circondariale di Montorio e poi Messa di Pentecoste allo Stadio Bentegodi che papa Francesco presiederà alle 16, anticipata dalla festa dei giovani con musica, riflessioni, testimonianze, a partire dalle 14. Gli organizzatori (tra cui Missione Oggi) presenteranno al papa i lavori sui 5 tavoli tematici (migrazioni, ambiente, lavoro, economia e finanza, diritti e democrazia, disarmo).

Le voci dalla missione

Sicurezza in Nigeria e libertà in Bielorussia

Aisha is 20 years old, she brought her daughter sick with malaria from Bukkuyum, located 60km from MSF paediatric in Gummi. “There is no hospital in my village, there is a healthcare facility not too far but there is no staff and medication” she explains, “I have three kids and they have not been vaccinated because the health workers are no longer coming to our locality”.“La legittimità del governo dipende dalla sua capacità di proteggere la vita e la proprietà”. I vescovi nigeriani ancora una volta intervengono a richiamare l’urgenza di misure effettive per affrontare la grave insicurezza che affligge la Nigeria per le azioni degli jihadisti nel nord, le razzie delle bande di pastori Fulani nel centro-nord, i fermenti separatisti nel sud e la piaga dei rapimenti a scopo di ricatto in tutto il Paese. I vescovi lamentano inoltre il numero crescente di sfollati interni e il fallimento delle misure economiche nel sostenere la popolazione, con conseguente aumento della povertà e delle difficoltà. “Data la diminuzione del potere d’acquisto della valuta nigeriana e la capacità dell’agricoltura di essere il fondamento della nostra sopravvivenza, esortiamo il governo a creare l’ambiente necessario e favorevole che consenta alla nostra gente di tornare alle loro fattorie. Invitiamo il governo a creare industrie su piccola scala nelle aree rurali per aumentare la produttività e ridurre la disoccupazione. Sarebbe utile se tali industrie fossero basate sull’agricoltura”.

In Bielorussia, invece, è tutta la Chiesa cattolica ad essere nel mirino del regime. Stando all’ultimo rapporto di Aiuto alla Chiesa che soffre, questa nazione è la seconda al mondo per presbiteri incarcerati lo scorso anno: almeno dieci. La repressione contro la comunità ecclesiale è aumentata sia per le parole dette sugli altari contro le violazioni dei diritti umani, sia per la considerazione delle autorità nazionali che i cattolici siano agenti stranieri dell’Occidente. Inoltre, il Parlamento ha da poco approvato una legge che, di fatto, sottomette le organizzazioni religiose allo Stato, vietando ogni loro attività ritenuta politica, rendendo più facile sciogliere una comunità religiosa e sottomettendo il catechismo all’ideologia dei valori tradizionali bielorussi.

Una storia speciale

Gioco di parole?

Alla rubrica Lettere al direttore del quotidiano Avvenire, si è rivolto anche l’amico Gaetano Agnini di Desenzano. “Gentile direttore, quando Andreotti era ministro della Difesa, io ero ufficiale degli alpini in Alto Adige poiché la pulizia etnica fascista aveva spedito treni di italiani dal Sud per italianizzare quel lembo di terra. In realtà scatenò la rivolta che si manifestò con il terrorismo. Cercai sempre il dialogo, ma i comandi militari non accettavano queste forme di pacificazione. Anni dopo divenni presidente di Mine Action Italy. Collaborando con i Saveriani, mi recai in Sierra Leone dove era vescovo di Makeni mons. Giorgio Biguzzi. Un giorno i nostri fuoristrada vennero circondati da guerriglieri armati. Scese dal veicolo mons. Biguzzi con la sua veste bianca e, a braccia aperte, andò incontro agli armati. Non successe niente e ci fu possibile proseguire. La guerra si era fermata di fronte al nostro disarmo. Forse per fermare le guerre dovremmo, in massa, vestirci di bianco ed andare incontro all’altro (mai nemico) a braccia aperte. Peace arms non è un gioco di parole, quelle arms sono braccia di pace, non armi.

In poche righe, caro Agnini, lei condensa un intero, denso editoriale. Le armi non producono la pace... La pace si raggiunge quando si disarma l'animo, quando le braccia invece che imbracciare fucili o brandire spade, si allargano per accogliere l'altro, si fanno peace arms appunto (Marco Girardo - direttore di Avvenire).



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