''Beati i poveri'': chissà perché? ...tutti per la stessa missione
Sto riflettendo sulle beatitudini. Mi colpisce la prima frase: "Beati i poveri". Mi domando: "Perché?". Apro il sipario della mia vita e vi leggo fatti semplici, belli, che in qualche modo ne spiegano il mistero.
Con la carriola e nelle trattorie
Zia Lucia era la mamma di un saveriano, missionario nella vecchia Cina: lui in Oriente scorazzava felice sulla bicicletta da poco inventata, per raggiungere chi cercava la luce di Cristo; lei a Ravenna, vedova, fornita di una rozza carriola e tanta fede, bussava alle porte per trovare aiuti per il figlio lontano. Lavoravano per lo stesso ideale, si capivano in perfetta sintonia, anche attraverso la posta che arrivava una volta l'anno.
In quel mondo lontano, in passato, vi erano stati tanti altri missionari e viaggiatori: Marco Polo, Francesco Saverio, Alessandro Valignano, Matteo Ricci... Si dirà che sono stati spinti dalla fede o dall'avventura, che erano casi isolati anche se importanti.
Ai nostri tempi nella giornata missionaria, un gruppo di chierichetti, per iniziativa propria e misteriosa, ha invaso le trattorie del paese, immerso nelle nebbie fitte del Mantovano. Hanno attirato la simpatia degli avventori, divertendoli e spingendoli ad aprire le borse per aiutare i missionari in Africa.
In questi giorni è venuto a trovarmi Giovanni, un vecchio amico simpatico, un ometto smilzo e tutto pepe.
Quando l'ho visto, gli ho gridato: "Che fai qui?". Mi fissò con due occhietti furbi e pieni di felicità. Mi ha risposto: "Mi sono venduto all'Africa, riservando per me solo il cibo".
Il segreto sta nell'amore
Questo incontro mi ha aperto un orizzonte, dove regna sovrano il volontariato. Un numero enorme di persone che sa dare una mossa significativa al cammino del mondo. Sono professionisti di ogni tipo: operai, senza voce, perseguitati, disprezzati e perfino i malati. Sono loro i veri attori della nuova storia.
Oggi gran parte della nostra società è bloccata nel pantano dell'impotenza. È in pericolo l'esistenza della società stessa. I ricchi e i potenti del mondo si riuniscono per la soluzione del problema, pretendono di averne l'esclusiva: programmazioni ampie, preparate dai grandi della scienza con gran divulgazione attraverso i mass media, ma il tutto sfuma nel nulla quando cozza contro il muro dell'egoismo, del possesso e dell'omertà.
Anche in questo momento, Dio interviene a modo suo. Lo fa con l'esercito dei poveri che sono quelli che danno tutto e non chiedono niente per se stessi.
Sembra semplicistico, ma è proprio il caso di dire che il segreto sta nell'Amore, un riflesso di quello di Dio per ognuno e per tutti: universale, gratuito e reciproco.








