“Beati i morti che muoiono nel Signore”
La morte in casa
Avevo dodici anni e frequentavo le Medie in un nostro seminario. Un giorno mi offrii, con altri compagni, volontario per una veglia funebre ad un benefattore morto in un paese vicino. Nessuna paura, ma quel volto cadaverico e immobile con l'acre odore di cui sembrava impregnato tutto l'ambiente mi colpì e mi lasciò uno stralcio di riflessione che dura tuttora.
Da giovane sacerdote accompagnai nelle Grotte Vaticane una coppia con il loro bambino; ci fermammo a pregare ed ammirare le varie tombe dei papi. Ad un certo momento il bambino di quattro o cinque anni sbottò a dire: "Che c'è dentro quei cassoni?" "I Papi", gli rispose la mamma. "Che ci fanno là dentro?" replicò il bambino. "Son morti" gli replicò la mamma.
Dopo una breve pausa il bambino insistè: "Cosa vuol dire morti?". La mamma cercò sottovoce di dargli una spiegazione che non percepii. Alcuni giorni dopo andammo a Castelgandolfo per l'udienza del Papa Paolo VI. All'apparire del Papa ci furono grida, applausi, un breve discorso dello stesso Pontefice, la sua benedizione e poi tante grida di gioia ed entusiasmo.
Il bambino mi domandò a bruciapelo: "E adesso verranno anche tutti gli altri Papi che abbiamo visto nelle casse?". Sorrisi; evidentemente il piccolo non aveva digerito la spiegazione della mamma. Cercai allora di semplificargli al massimo una risposta adatta alla sua età. Il mistero della morte!
Ogni istante passa senza più ritorno; è un pezzo di noi stessi che si stacca e se ne va. La morte è per tutti un avvenimento pauroso, ma naturale. Una breve pausa al cimitero a contatto con tanti visi noti e cari, o la partecipazione al funerale ci fanno riflettere.
Quest'anno ho visto scomparire inghiottiti dal male del secolo o da altre malattie, tanti amici, parenti, tanti confratelli carissimi (p. Pietro Calvi, p. Carlo Mantoni, p. Dante Bertoli, p. Giuseppe Scremin), una lunga e mesta fila ricca di ricordi, di incontri, di relazioni che quasi ti svuota.
La domanda che ci batte in testa è: tutto finito? Se ti guardi attorno ti accorgi di qualcosa di mostruoso: la morte naturale, pur con riluttanza, poteva anche essere accettata pure nella sua terribile e cruda realtà; ma allora perché tutta la storia umana è così infarcita di tanta e tale violenza? Se l'uomo avesse solo il coraggio di analizzarla freddamente, scoprirebbe un lato davvero sconcertante del suo agire: quanta crudeltà e ferocia contro il fratello; dovevamo aiutarci vicendevolmente ad affrontare il grande passo e convogliare su questo tutte le nostre risorse scientifiche e tecniche per renderlo più accettabile; ma in pratica abbiamo fatto di tutto per rendere la morte uno strumento crudele del nostro mostruoso egoismo.
Morire è un avvenimento che non accettiamo e al quale ci ribelliamo; ci sentiamo fatti per vivere, ma come risolvere il problema? La scienza e la tecnica cercano di rassicurare: forse un domani... E ci si accorge che stanno solo portando confusione. Soltanto il Figlio di Dio Onnipotente ed Eterno, Cristo Gesù, venuto in terra vero uomo in mezzo agli uomini, ha offerto la vera soluzione del problema con la sua risurrezione; ucciso dagli uomini e appeso ad una croce, con la sua risurrezione è andato al di là della morte per la vera vita che non ha fine.
Chi segue Cristo lungo l'arco della vita si innesta alla vita senza fine dello stesso Cristo. È questo il grande messaggio portato ad ogni uomo dai Missionari.








