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Giovanni Battistini ha festeggiato i 102 anni l’8 dicembre 2013; il figlio Primo, missionario in Brasile, era in Italia per festeggiare con tutta la famiglia il compleanno del papà. Intanto ci racconta un po’ della sua lunga missione.

Ho 72 anni e sono nato a Montiano, diocesi di Cesena. Diventato sacerdote nel 1965, sono stato cappellano a Gatteo Mare e Sant’Agostino, prima di partire per l’Amazzonia brasiliana, dove ho lavorato fino a oggi. Qui i saveriani sono una quarantina e sono attualmente a servizio di tre diocesi: Belém, la capitale della regione, Abaetetuba e Altamira - Xingu.

La pastorale della terra

Ho passato la maggior parte dei miei 41 anni di Brasile nella formazione degli animatori delle comunità ecclesiali di base (ceb). Da sette anni faccio parte della commissione “Pastorale della terra” (CPT), nella regione dell’Alto Xingu.

L’equipe è formata da cinque persone: due saveriani volontari (io e p. Danilo Lago, vicentino di Caldogno) e tre laici brasiliani (Hélio, Elizangela e Ines). La CPT è un’attività pastorale dei vescovi brasiliani, come presenza, difesa e appoggio alla gente che vive sulla e della terra. È una pastorale sociale in difesa delle persone e dei loro diritti, della natura e della madre terra, che soffrono minacce e violenze fin dai tempi in cui i portoghesi diventarono padroni e colonizzatori.

Sono felice pur nelle difficoltà

Le minacce più forti sono il lavoro in schiavitù, la violenza dei latifondisti sui contadini, gli assassinii di leader sindacali e persone impegnate nella riforma agraria, l’impunità per chi ruba le terre ed espelle con la forza le famiglie, le liste dei minacciati di morte, il saccheggio della foresta per dare spazio al bestiame e alla produzione per l’esportazione (soia, ricino, canna da zucchero, granoturco…). In questi ultimi anni, le minacce arrivano dalle imprese nazionali e multinazionali di minerali, che abbondano in tutto il territorio del Brasile, inclusa l’Amazzonia.

La chiesa del Brasile è da tempo impegnata in questa pastorale sociale, per una trasformazione non solo delle persone, ma anche delle strutture di peccato e di morte che impediscono la vita piena e abbondante per tutti.

L’evangelizzazione, quindi, non si riduce al lavoro parrocchiale di catechesi, sacramenti e sostegno spirituale…

Sono contento, con tutti i miei confratelli e compagni di équipe, di essere stato destinato a questo lavoro. E se le minacce e le difficoltà non mancano, molto meno mancano la fede e la speranza che un altro mondo e un’altra chiesa sono possibili, anzi urgenti.



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