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Un'aspirazione che è anche nostra

Era in visita alla Turchia, il 23 novembre scorso. I giornalisti avevano approfittato per fargli alcune domande. Volevano avere dall'allora presidente della repubblica un pronunciamento diretto circa il suo futuro. “Posso dire solo questo: l'unica mia aspirazione è di portare a termine con dignità il mandato che mi è stato affidato nel maggio del 1999. Voi sapete quale significato io attribuisca al termine dignità !” - aveva risposto Carlo A. Ciampi.

È il parere di tutti: abbiamo avuto un presidente “dignitoso”. Sembra che, almeno su questo punto, la nazione Italia sia sincera e non sia spaccata a metà. E speriamo davvero che, seguendo il suo “metodo”, possiamo tutti sentirci corresponsabili della nazione e dell'umanità intera. Ognuno con il nostro piccolo insostituibile ruolo e grazie alle diversità che ci arricchiscono, non ci spaccano.
È stato capace di farlo - come laico e come credente - perché aveva nella mente e nel cuore alcuni punti di riferimento sicuri; perché non si sentiva “padrone di una poltrona”, ma “fiduciario di un mandato”.

L'ha fatto con profonda serietà, ma anche con piacevole umorismo, come quando aveva ripetuto alla lettera, in buon accento romanesco, le parole di papa Wojtyla:

“Damose da fa', volemose bene, semo romani! ”.

Era in sintonia profonda con il papa - forse anche meglio di qualche vescovo - non solo nelle battute, ma sui grandi temi che riguardano l'umanità di oggi. Un solo esempio.

Nel discorso del 17 ottobre 2005 alla Fao aveva detto:

“La costruzione di un ordine mondiale più giusto è, in primo luogo, un imperativo morale. Ma non è solo questo: un mondo nel quale i benefici del progresso scientifico e della crescita economica siano ripartiti in modo più equo è anche un mondo più sicuro per tutti. Una società che spende centinaia di miliardi in armamenti e consente che ogni anno muoiano di fame cinque milioni di bambini è una società malata di egoismo e di indifferenza.

Dobbiamo colmare il solco - fatto di ingiustizia e di disperazione - che divide Paesi ricchi e Paesi poveri... La povertà e la fame sono i più antichi nemici dell'umanità. Per la prima volta nella storia disponiamo dei mezzi per sconfiggerli: abbiamo le risorse economiche, la tecnologia e il sostegno dell'opinione pubblica. Dipende soltanto da noi”.

Il neo presidente eletto, che gradisce gli auguri del papa come incoraggiamento per l'impegno da svolgere, è prova di dignità . Così è dignità quella del papa che si rallegra dell'autonomia delle realtà temporali e, richiamando i valori umani e cristiani, “non commette una violazione della laicità dello Stato, ma contribuisce a garantire e promuovere la dignità di ogni persona e il bene comune della società” (ai vescovi italiani, 18 maggio 2006).

La dignità non deriva dal non avere niente da dire, niente da fare. Non deriva neppure nel dire e fare per partito preso. Sta nello svolgere il proprio “mandato” con competenza e saggezza; senza farsi tirare per la giacca, ma anche senza timidezza. Anzi, con il coraggio di correggere il tiro, senza infangare. Ha dignità chi si rallegra della dignità altrui. Dignità e onestà si tengono per mano.



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