Bangladesh: terra martoriata, Ma la gente non perde la speranza
Il Bangladesh si trova a nord est dell'India. Come territorio, è più piccolo di mezza Italia, ma ha una popolazione di 140 milioni di abitanti, che cresce al ritmo di un milione e mezzo all'anno e vive per l'80% di un'economia rurale. Il reddito medio annuo è di soli 120 euro per persona.
Secondo l'Onu il Bangladesh è tra i 49 Paesi più poveri e sottosviluppati del mondo, a causa anche di un'altissima percentuale di analfabetismo (quasi il 70%).
Calamità naturali in serie
A complicare la situazione, ci sono frequenti disastri naturali: l'ultima grave inondazione è avvenuta l'estate scorsa; poi ci sono i cicloni, come l'ultimo del novembre scorso. Si abbattono su gran parte del territorio e specialmente a sud, nei quasi 600 chilometri di litorale sul golfo del Bengala, nell'oceano Indiano. La perdita di vite umane è davvero incalcolabile. Solo Dio sa quanti sono stati i morti, dato cha i cadaveri sono stati inghiottiti dall'oceano o dalla foresta tropicale del Sundarban.
Nel 1970 l'uragano più devastante ha colpito quasi il 70% del territorio, provocando oltre mezzo milione di morti. Nel 1985 un tifone ha ucciso diecimila persone nella costa meridionale. Nel 1991 un altro tifone, accompagnato da inondazioni, ha provocato 138mila morti e un milione di senza tetto. Nel 1997 alcune furiose inondazioni hanno causato migliaia di morti e l'evacuazione di oltre mezzo milione di persone. Nel 2007, in agosto, ci sono state piogge persistenti e molto estese che hanno colpito varie nazioni, tra cui ancora il Bangladesh, provocando migliaia di vittime e causando danni gravissimi alla già povera economia dei paesi inondati e la fuga di milioni di abitanti.
L'ultimo grave disastro
A metà novembre, come tutti sanno, un ciclone devastante, chiamato Sidr, ha messo in ginocchio milioni di persone rimaste senza tetto, senza cibo, senza animali domestici, con alberi divelti e raccolti distrutti. Le vittime umane sembrano raggiungere il numero di diecimila, ma la Mezzaluna rossa (che corrisponde alla nostra Croce rossa) sospetta che siano ancora di più.
Numerosi sono i dispersi, di cui purtroppo non si conoscono neppure i dati anagrafici, semplicemente perché questi sono raccolti quasi esclusivamente nelle città. Ma a che cosa servirebbe conoscere il numero preciso, i volti, i nomi dei morti e il loro improbabile indirizzo e la loro misera abitazione che non esiste più? Villaggi interi sono stati spazzati via da ondate alte cinque metri che giungevano dal mare, spinte da una vento furioso che soffiava a 250 chilometri all'ora.
Sofferenze e speranze
Ora, c'è altro a cui pensare e di cui preoccuparsi! Ci sono tante bocche di bambini da sfamare e c'è tanto bisogno di acqua pulita. È necessario riparare dal freddo dell'inverno molte persone rimaste senza vestiti, senza coperte, senza un giaciglio sicuro, senza un tetto in cui trovare rifugio. Tante, troppe lacrime sono state versate, ma i morti non tornano più in vita!
La gente del Bangladesh, però, sembra essere più forte dei cicloni e delle alluvioni, più forte delle disgrazie e delle distruzioni, più forte del dolore e della morte. Non solo perchè è già temprata da tante sofferenze e tragedie, quasi rassegnata al suo destino; ma piuttosto per la sua grande fede in Dio, per il suo attaccamento alla vita, per la sua speranza in un futuro migliore. Domani, infatti, è sempre un altro giorno.








