Ascoltare la parola e accoglierla…
Penso di aver deciso di partire in Albania anni fa, dopo aver ascoltato i racconti di p. Andrea e della cara Rita, che ho avuto il privilegio di avere come compagna in questo viaggio. Sulla base di una vita semplice ma piena, sull’impegno del servizio ma nel dono reciproco, la spinta è stata forte e non ho potuto dire no a questa chiamata.
E così non ho dovuto fare altro che organizzarmi col lavoro e la famiglia, per seguire il cuore. Eppure, man mano che si avvicinava il giorno della partenza sentivo che l’entusiasmo iniziale stava lasciando il posto al dubbio. Ero pronta? E se non fossi stata capace di ascoltare e accogliere?
L’itinerario del nostro viaggio è stato ricco di spostamenti e tappe, le più significative e possibili per quei soli 8 giorni di permanenza. Ed ecco il primo banco di prova: durante l’accoglienza al convento delle Clarisse, a Scutari, la testimonianza preziosa di una sorella che, poco più che bambina, ricordava la perseveranza e il coraggio della famiglia che non si era voluta piegare al terrore del regime. Nonostante la paura di venire separati e strappati alla libertà, non aveva rinunciato alla fede. Non sono riuscita a trattenere le lacrime.
Come si può non rimane colpiti da un esempio così grande di fede? Come si può non rimane colpiti da tutti i martiri dell’Albania, torturati e uccisi durante il regime, di cui si possono contemplare i volti (e sono solo di alcuni!) al museo cittadino? Abbiamo avuto il privilegio di visitare le celle e la sala delle torture, ricordando tutti quelli che, con la vita, hanno pagato il prezzo della libertà, accettando il loro destino per un progetto più grande. Questo è stato solo l’inizio.
Ogni persona incontrata mi ha regalato qualcosa di sé che mi porterò sempre nel cuore. Suor Rita e suor Tone, francescane, attive nella periferia di Tirana, ci hanno accolto facendoci sentire a casa. Le loro storie di vocazione e impegno nel servizio, anche in tempo di recente pandemia, lasciano il segno in chi le ascolta e in chi ha la possibilità di star loro vicino nella vita di tutti i giorni. Semplicità e vitalità, i loro tratti distintivi.
A Berat, città “dalle mille finestre”, abbiamo passato la maggior parte del tempo. Accolte dalle Maestre Pie Filippini, abbiamo trovato una famiglia che ci ha reso partecipi di un modello di vita, tutta dedita al dono e alla condivisione. A partire dal sorriso di chi sa vedere nell’altro il riflesso del volto di Cristo, che merita tempo, spazio, dedizione. Non è un caso che le nostre suor Maria, Rita e Bianca, mettano tutto l’impegno nella cura delle persone più fragili. A partire dai bambini, per i quali sanno essere mamme premurose.
L’ascolto, la meditazione della Parola e l’Eucarestia quotidiane alimentano la loro anima e donano forza che le rende instancabili operaie nella messe del Signore. E tutti quelli che stanno loro attorno percepiscono la sincera vocazione per l’apostolato. Anche chi è di fede differente. La stima degli abitanti di Berat nei confronti di queste 3 donne è palpabile. Una delle cose che più mi ha colpito in Albania è la pacifica convivenza di persone di credo diverso, tanto da realizzarsi la partecipazione collettiva ad eventi religiosi.
Dunque, ascoltare la Parola e accoglierla. Ho lasciato che lo Spirito predisponesse l’animo e il cuore all’altro, accettandolo, mettendo da parte la paura. Questa la chiave del mettersi in gioco nel servizio. Allora benedetti gli abbracci e i sorrisi dei piccoli che, incontrandoti a scuola, ti fanno capire che non stanno nella pelle per poterti offrire dei regali, quelli dei ragazzi che nonostante la disabilità sanno aprirsi alla tenerezza e alla gioia di incontrarti, quelli delle donne, madri coraggiose, che si battono per la dignità dei lori figli e non si vergognano di mostrarsi nella loro povertà. Allora tutto questo diventa scambio reciproco, fraterno, sincero. Ognuno mette del suo e insieme creiamo abbondanza.







