Ascoltare il loro pianto
Ad Abaetetuba (Nord Brasile), a due gradi circa sotto l’equatore, il tempo passa in maniera differente. Il giorno comincia presto (alle sei del mattino c’è già una buona luce) e alle 18,30 è già arrivato il buio della notte. Ed è sempre così. Tutto l’anno!
Ho fatto visita a quattro persone in un luogo abbastanza disagiato e pericoloso per gli assalti e il consumo di droga. Si accede alle ultime casette (si fa per dire!) lungo un ponticello mezzo traballante. Le abitazioni sono su palafitte e sotto c’è una specie di acquitrino che si gonfia o diminuisce a secondo della marea e raccoglie anche lo scolo di vario genere. Il luogo è conosciuto come “Buraco quente” (buco infuocato). Mi ha accompagnato Tia Naza, una signora che lavora nella pastorale del Minore di Abaetetuba.
Essere presente e basta
La prima visita è stata nella casa di un uomo con una metastasi. Era sdraiato sulla rete. L’infermiere non passa per fare la medicazione. Qualcuno l’aiuta facendo come può e quando può. Più avanti, in un’altra casa, trovo un uomo, cieco da 14 anni, disteso anche lui nell’amaca, immobile, senza mai cambiare posizione. Sua moglie, appena più in là, è coricata in un letto con un femore rotto. I dolori sono terribili e non sa come trovare sollievo. Si prende cura dei due una nipote che va quando può. Anche l’ultimo ammalato è piuttosto grave.
In tutte queste visite, ho constatato la mia impotenza: l’unica cosa che ho potuto dare è stata la mia presenza e ascoltare il loro pianto, accogliendo il loro sfogo.
A un uomo ho somministrato anche il sacramento dell’unzione degli infermi.







