Arrivederci Isola bella!
L’11 marzo 2014 era una bella giornata di sole. Arrivai a Cagliari con il solito volo Ryanair, proveniente da Bergamo. L’ultima volta, in Sardegna, risaliva al lontano agosto 1973, prima di diventare presbitero missionario. Ero venuto non da solo, ma con 25 giovani per un campo di lavoro proprio nella casa di Via Sulcis, casa sperduta ai piedi del monte San Michele. Per arrivare in via Is Mirrionis dovevamo camminare per circa due chilometri, su una stradina sterrata e piena di polvere. Per fortuna che ai lati c’erano le more selvatiche che ci dissetavano.
Durante il viaggio mi chiedevo: “Come sarà cambiata Cagliari? E la gente, i giovani, come mi accoglieranno?”. Conoscevo solo un saveriano della comunità (p. Massimo Bartoli). Con lui e il compianto p. Alfio Coni dovevamo iniziare una nuova presenza missionaria. La sfida era forte e impegnativa. Riaprire una casa dopo 8 anni non era semplice. Ci siamo messi a disposizione del vescovo e delle parrocchie, dando priorità ai fratelli che arrivavano in Italia con i barconi. Dopo una settimana, durante una riunione del Gruppo degli Amici dei Missionari Saveriani (Gams), desiderosi di impegnarsi nell’animazione missionaria nelle parrocchie, ho avvertito che il calore non era solo atmosferico. La gente che ci incontrava emanava calore umano, denso di simpatia, vera amicizia e affetto.
Ora mi hanno chiamato per dare una mano alla comunità saveriana di Taranto, anche se il cuore piange. Sono stati sei anni di Paradiso. Posso dire, con onestà, che mi sono trovato bene; mi sono sentito trattato come un figlio da tutte le famiglie che ho visitato. Era difficile entrare in una casa e uscire senza una confezione di caffè, zucchero, pasta, formaggio, per non parlare dell’olio purissimo. Una volta sono arrivato a Sarule e, naturalmente, ho parcheggiato l’auto nella piazza per chiedere dove abitava la delegata missionaria. Mi si avvicina un signore e mi dice: “Dalla barba mi sembri un saveriano. Vieni da Macomer? Lo sai che anch’io ho fatto le scuole medie con voi? Era rettore della casa p. Giovanni ed economo p. Pinuccio. Dove sono, oggi, in missione? Grazie a voi ho continuato a studiare e ora sto insegnando all’università di Sassari. Vi devo molto e non so come ringraziarvi dell’educazione umana e religiosa, oltre che scolastica, che mi avete offerto…”. Mi ha poi invitato a casa sua a prendere un caffè con gli indimenticabili dolcetti casalinghi. Dopo almeno una ora di conversazione, mi ha accompagnato fino alla porta della delegata.
È difficile dire agli amici sardi che devo andare, ma la vita del missionario è mettere ovunque “casa” e seminare la Parola di Dio. E vi dico… arrivederci.







