Andare di villaggio in villaggio
A fine luglio, con un gruppo partito da Ancona e guidato da p. Diego Pirani, sono stato in Camerun per un’esperienza di missione. Tutto è iniziato a fine ottobre 2023, quando abbiamo iniziato un percorso di formazione per poter apprendere meglio cosa ci ha spinti a partire e soprattutto cosa avremmo potuto vivere.
L’aspetto più interessante è stato viaggiare con persone che abitano vicino a me. Il gruppo s’è unito molto velocemente proprio perché avevamo la possibilità di vederci spesso. Ci siamo impegnati nell’autofinanziamento per poter sostenere un centro estivo che abbiamo poi organizzato in Camerun, in diverse parrocchie gestite dai Saveriani.
L’esperienza in terra africana è durata tre settimane e siamo riusciti a vedere ben due città diverse: la prima Yaoundé, dove siamo atterrati e poi ripartiti; la seconda Bafoussam, decisamente più piccola e meno caotica, dove abbiamo trascorso le due settimane centrali.
Abbiamo incontrato tante persone diverse ma allo stesso tempo così simili a noi che, nonostante la pelle, la cultura o la lingua diversa, ci hanno sempre accolto a braccia aperte e ci hanno permesso di entrare nelle loro vite. La mattina ci dedicavamo alle attività con i bambini. Ogni 2-3 giorni ci spostavamo da un villaggio ad un altro e, insieme ad altri educatori locali, facevamo giocare tutti i bambini che venivano, regalando loro alcune ore di divertimento e felicità, così come loro facevano con noi. Alla fine di ogni mattinata, li facevamo mangiare, mentre l’ultimo giorno del centro estivo regalavamo maglie da calcio e altri vestiti, così da poter lasciare un ricordo di quei giorni insieme.
Ogni volta che lasciavamo un villaggio per andare in un altro, mi piangeva il cuore, perché sapevo che probabilmente non avrei più visto quei piccoli amici con cui avevo condiviso tanti sorrisi. D’altra parte, questo mi stimolava a dare sempre tutto in quei pochi giorni che avevo ed ero anche contento di poter conoscere altri bambini e altre storie.
Il pomeriggio lo usavamo in maniera differente: entravamo nelle case dei più poveri, spesso malati, per parlare con loro e trascorrere un po’ di tempo insieme. Cercavamo di capire cosa significasse vivere in quelle condizioni e darci un’idea più intima della realtà che vivono. Devo ammettere che non è stato facile: entrare in case che per noi non possono definirsi tali mi lascia ogni volta molti dubbi e tristezza ma, allo stesso tempo, i sorrisi e l’affetto delle persone mi rendevano tutto chiaro. La loro energia, la loro vitalità, il loro amore… dava un senso a tutto il mio percorso, il nostro percorso.
Per i pasti tornavamo sempre nella casa dei missionari. Con noi c’erano anche i ragazzi che stanno studiando per diventare Saveriani. In quei momenti, riuscivamo a rispondere a tante domande che ci ponevamo durante la giornata, proprio grazie a quelle persone che hanno deciso di spendere la loro vita in quei posti. Le loro testimonianze sono state fonte di energia per il nostro cammino. Finita la cena, trovavamo sempre un momento da passare insieme, dove potersi raccontare, confrontare e discutere di tutte le cose successe durante la giornata.
Quel momento era fondamentale. In una situazione del genere è necessario comprendere ciò che si ha intorno per essere carichi il giorno seguente. La forza di questo viaggio è stata infatti il gruppo, pronto a spendersi nei momenti difficili. Sarò per sempre grato a tutte le persone incontrate nel mio viaggio, consapevole di quanto mi abbiano arricchito e trasformato.







