Ancora tempo del sospetto e della lacerazione
Padre Abdo, carmelitano, è direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Terra Santa.
Erano migliaia i cristiani che a maggio affluivano ad Haifa da tutta la Terra Santa per prendere parte alla tradizionale processione in onore di Nostra Signora del Monte Carmelo, popolarmente chiamata Taalat al-Adra, la “Salita della Vergine". Ad aprire la processione c’erano squadre di scout provenienti da tutto il Paese e battezzati di tutte le confessioni. Camminavano recitando preghiere e cantando inni alla Madonna. Anche quella festa cristiana confermava, a suo modo, il tratto aperto e plurale di quella città di mare, la più popolosa di Israele dopo Gerusalemme e Tel Aviv. Adesso, quella quotidianità fatta di pacifica convivenza tra diversi sembra essersi dissolta in un momento.
La nuova spirale di violenza che avvolge la Terra Santa, a partire da Gerusalemme, ha visto esplodere l’odio settario nel cuore delle cosiddette “città miste”, dove da tempo ebrei e arabi israeliani convivevano senza tensioni. A fronteggiarsi nelle vie della città ci sono giovani arabi e gruppi di ebrei venuti anche da fuori. Ero qui anche negli anni della seconda e della terza Intifada, ad Haifa non ho mai visto niente del genere. In poco tempo, sono riusciti a riaprire ferite mai sanate. C’è un odio che esplode e che viene fuori chissà da dove. Non si tratta di giustificare il male e la violenza, ma di certo il linguaggio legato alla radicalizzazione a destra dello scenario politico israeliano ha contribuito a rompere la normalità di convivenza pacifica che sembrava aver prevalso negli ultimi anni.
E adesso è difficile immaginare da dove potranno ripartire cammini di riconciliazione. Quello che sta accadendo conferma il fatto che la cosiddetta questione palestinese non può essere occultata e rimossa. Prima o poi, questo nodo irrisolto ritorna sempre a tormentare la pacifica convivenza tra i popoli del Medio Oriente e continua a destabilizzare anche la scena politica israeliana: dopo quello che è successo negli ultimi giorni, tramonta la possibilità di veder coinvolti i Partiti degli arabi israeliani nella creazione di un governo che ponga un argine a settarismi e lacerazioni. Le persone vogliono vivere in pace, adesso si sentono minacciate. I contatti interreligiosi sono congelati. È di nuovo il tempo della diffidenza, del sospetto e della lacerazione.






