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Ancona, Per le strade tra "gli ultimi": Sono persone come noi

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Da: I Ragazzi di S. Gaspare

Siamo un gruppo di ragazzi della parrocchia San Gaspare del Bufalo di Ancona. Dall’ottobre scorso, abbiamo deciso di prenderci un impegno in prima persona: offrire di sera un servizio in strada ai poveri e bisognosi.

Ma basta l'elemosina?

Passeggiando per le vie delle nostre città, capita a tutti di incontrare persone di varie etnie che chiedono l’elemosina. Sono gli ultimi, i diseredati di questo mondo che, seduti in angoli sperduti o sotto i portici, tengono in mano cartelli con i quali invocano compassione ai nostri cuori. A volte qualcuno si ferma e dona qualcosa. Ma possiamo sentirci appagati, come persone e come cristiani, donando pochi spiccioli a una mamma curda che ha tre figli a carico?

Di fronte all’espansione e al radicamento della povertà e dell’emarginazione, che tragicamente stanno assumendo dimensioni notevoli anche ad Ancona e nelle Marche, dobbiamo rispondere persamente, portando aiuto, sostegno e conpisione.

Questo servizio ci ha resi consapevoli e coscienti di tanti aspetti di una realtà che vive e pulsa ai margini della società, che prima neppure immaginavamo esistesse.

Nasciamo uguali, ma...

In questi mesi di servizio, entrando in contatto quasi quotidiano con persone in situazioni di sofferenza ed emarginazione, ci siamo resi conto che, al di là dei destini e degli stili di vita, tutti gli uomini nascono uguali. Sembra scontato, ma non è così, dal momento che non a tutte le persone sono riconosciuti gli stessi diritti e concesse identiche opportunità.

Basterebbe conoscere qualcuno di loro, parlarci insieme, ascoltare le loro storie, per capire che non sono semplici "barboni", come spesso noi li chiamiamo. Ciò che tocca e riscalda il cuore è vedere che, pur nella miseria, non mancano gesti di generosità, come il donare quel poco che hanno in segno di amicizia e solidarietà.

Il superfluo o il niente

Noi giovani viviamo in case belle e accoglienti; ci pertiamo, magari giocando con la play o ascoltando l'MP3... Altri nostri coetanei, invece, sono costretti a lottare per riuscire a soddisfare i propri bisogni primari, come quelli del cibo, di una casa, di un lavoro.

La nostra vita è un inno al superfluo, godiamo nel circondarci di cose non necessarie, mentre a due passi dai nostri luoghi familiari abbiamo visto ragazzi andare a dormire dentro vagoni abbandonati, in furgoni arrugginiti, sulle panchine o in squallide cantine senza luce, acqua, riscaldamento, servizi igienici e, peggio, senza alcun calore umano. Abbiamo capito che questo non è giusto.

Lo consigliamo anche a voi

Chi arriva da lontano, fuggito da guerre e carestie, si ritrova in un paese di cui aveva solo sentito parlare. Un viaggio della speranza, che non hanno trovato, perché spesso sono stati illusi, traditi, posti ai margini. Il disagio e le difficoltà a volte li portano a "stordirsi": un modo per sopportare la fame, il freddo, la famiglia lontana, la vita.

Noi li abbiamo conosciuti, abbiamo sentito le loro storie, abbiamo cercato di comprenderli. Abbiamo capito che di sera ci aspettano impazienti, non solo per il cibo preparato con amore dalle suore o per le sigarette che portiamo loro, ma perchè vedono in noi una mano tesa dalla Provvidenza che dice: "Non vi ho abbandonato". Il tempo che dedichiamo agli altri dà una speranza a persone che di speranze - è triste dirlo - non ne avevano.

L'esperienza che noi stiamo facendo ci sentiamo di consigliarla a tutti i giovani, perché permette anche di maturare interiormente. Ringraziamo i giovani novizi saveriani Simone e Jesus, non solo perché ci hanno coinvolto in questa esperienza, ma anche perché tutto il loro tempo libero lo spendono nell'aiutare gli "invisibili".

  • A. Alessandro, B. Marco, G. Giacomo,
  • P. Alessandro, R. Andrea, R. Roberto, S. Marco


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