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''Allarga lo spazio della tenda!'', L'animazione nelle Marche

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"Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio, allunga le cordicelle, rinforza i paletti, poiché ti allargherai a destra e a sinistra e la tua discendenza possederà le nazioni, popolerà le città un tempo deserte"(Is. 54,2-3).

Le parole profetiche di Isaia a una città che sembra desolata e senza futuro, vogliono allargare gli orizzonti e dare speranza, per scuotere gli animi della gente chiusa in se stessa. Non so se avete notato, ma nell'aria c'è un clima pesante, come nelle giornate d'inverno piene di nebbia, che ci investe con sentimenti di pesantezza e tristezza.

La nebbia dentro di noi

È calata su di noi la nebbia del privato, del pensare a noi stessi. Sommersi da una montagna di informazioni e dibattiti politici che non arrivano mai a una conclusione, siamo avvolti da una nebbia fine, che ci dà un senso di impotenza. Una nebbia che non rimane all'esterno delle nostre case, ma che entra anche nelle nostre famiglie, addirittura dentro noi stessi.

Quasi istintivamente, nasce il desiderio di sedersi, di non muoversi, di stare comodi in poltrona, perché tanto... dove vuoi andare? Non si vede niente e ci sono troppi rischi... Aspettiamo che qualcuno porti un vento forte che spazzi via tutto.

Non è solo il clima della società; è anche il clima della chiesa, che vede un esodo della gente. Vicino al mio paese, un prete ormai ottantenne mi diceva: "Adesso che finalmente abbiamo un oratorio, uno spazio per i bambini, non ci sono più bambini!". La tristezza di celebrare una Messa dove si vedono solo capelli bianchi, senza musica e con la fretta di seguire le attività del giorno o della sera.

È bello... scomodarsi

Sono tutti motivi chi ci portano a restare nella nostra città, a rimanere nel nostro quartiere, a chiuderci in casa lasciando che il mondo segua il suo corso monotono. Una volta fatto il mio dovere come sacerdote - una Messa, le preghiere, qualche incontro... -, posso godermi il meritato riposo.

Se il Figlio di Dio avesse pensato allo stesso modo, non sarebbe certo venuto sulla terra. Avrebbe fatto lo stretto necessario, dicendo: "Che ci posso fare io se nessuno vuole ascoltare o cambiare?". Eppure Lui si è scomodato e ha cominciato il viaggio nonostante la fitta nebbia. È venuto in mezzo a noi.

Anche noi saveriani vorremmo allargare la nostra tenda, muovere la chiesa, scomodarla per intraprendere l'avventura della missione, dell'annuncio di Cristo. Così ci siamo mossi anche fuori Ancona. Siamo entrati in contatto con il delegato di Fano, che ha organizzato campi di lavoro missionari. Con gioia collaboriamo con lui nell'organizzazione e preparazione.

Da cosa nasce cosa

Nelle riunioni dei delegati missionari delle Marche abbiamo conosciuto anche il responsabile di Camerino, che ci ha invitato nella sua parrocchia. Stiamo pensando di tornare, soprattutto per fare qualcosa con i giovani. Un novizio ha conosciuto un'animatrice scout che ci ha aperto i contatti con una parrocchia di Jesi: stanno organizzando il 50° di fondazione della parrocchia e così faremo un po' di animazione missionaria.

Quest'anno poi, stiamo preparando un convegno giovanile missionario a Foligno, per cui tra poco busseremo alle porte di molte parrocchie fuori dalla diocesi di Ancona per proporre loro l'adesione. Si tratta di un convegno interessante, dove saranno chiamati tre missionari (uno per l'America latina, uno per l'Africa, e uno per l'Asia), a illustrarci la realtà e l'animazione dei tre continenti. Il tutto è arricchito da molti laboratori e dalla possibilità di rapportarsi con altri giovani. Pensiamo di fare un po' di pubblicità anche nella diocesi di Senigallia e Macerata.

Il nostro desiderio è di raggiungere il maggior numero di gente possibile, ma come Gesù stesso ha detto: "La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai..." (Mt.9,37-38).



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