Africa: Pescatori lungo il fiume Zambesi
Intervista a p. Cesare Reghellin, saveriano in Mozambico
I saveriani sono arrivati in Mozambico solo nel 1998. Lavorano nella diocesi di Beira, la parte più settentrionale del paese. P. Giuseppe Mauri, invece, è vicino alla capitale Maputo, con una famiglia missionaria di Piombino ed un sacerdote italiano. Padre Cesare Reghellin, dopo un’esperienza missionaria di sei anni in Colombia, è ora in Mozambico. Lo abbiamo intervistato per i lettori del nostro giornale.
Da quando è stata aperta la missione dei saveriani in Mozambico, cosa avete cercato di fare in questi anni?
Il vescovo ci ha affidato la missione di Chemba, sul fiume Zambesi, e la parrocchia di Dondo, alle porte della città di Beira.
A Chemba abbiamo trovato 34 comunità cristiane, sopravvissute per ben 27 anni senza la presenza del sacerdote. Senza libri di catechismo, senza testi liturgici, copiando a mano le letture bibliche della domenica..., queste comunità avevano continuato a fare i loro incontri di preghiera e di catechesi, così come potevano, ma con tanta fede e buona volontà!
Abbiamo subito visitato le comunità, una ad una. Abbiamo dato loro i libri delle letture bibliche, dei canti e del catechismo. Ora continuiamo a visitarle almeno due volte l’anno. Durante la stagione delle piogge, organizziamo corsi di formazione per i capi delle comunità, i catechisti, i lettori, i liturgisti e gli altri ministeri.
Che metodo usate nella vostra attività missionaria? Con quale stile lavorate?
Nuove comunità nascono come funghi: da 34 che erano all’inizio, ora sono 76. Sono comunità piccole, alcune formate da soli catecumeni, ma con un grande entusiasmo e desiderio di conoscere il Signore, il vangelo, la chiesa. Il discorso che facciamo è chiaro ed esigente. Ogni comunità deve contribuire mettendo a disposizione il terreno e costruire una piccola chiesa. Deve anche trovare le persone per svolgere i "sette ministeri" che ogni comunità deve avere: il capo comunità, il liturgista, il catechista, il responsabile del canto, l’animatrice della danza liturgica, l’incaricato del servizio caritativo, il maestro di alfabetizzazione.
Abbiamo creato anche un ottavo ministero, quello del "pescatore" ... di anime, cioè un vero e proprio "animatore missionario" che si incarica di stare a contatto con la gente per invogliarla a conoscere Gesù e il vangelo. Uno di questi "pescatori" mi diceva: "Vedi, padre, questo è un lavoro delicato e paziente. E’ come cercare di conquistare una ragazza: ci vuole la "tecnica della fidanzata" per prendere la gente nella rete" (di Cristo, naturalmente!).
Quali altre iniziative avete portato avanti?
In tutta la zona di Chemba non esisteva una scuola superiore. Gli studenti dovevano interrompere gli studi per mancanza di scuole. Mettere in piedi una scuola è stata una grande fatica. Fortunatamente, siamo stati aiutati. Una organizzazione spagnola ha finanziato il recupero degli edifici scolastici, che già esistevano, costruiti 27 anni fa dal governo coloniale; ma il tempo e la guerra li avevano reso inservibili. I vescovi italiani, con l’otto per mille, ci stanno aiutando nelle spese correnti; il governo ha nominato i professori. Quest’anno, a febbraio 2002, dopo tre anni dall’inizio della nostra missione, siamo riusciti a far funzionare la scuola superiore, con ben 80 studenti iscritti alla classe ottava.
E’ stato commovente vedere ragazzi che arrivavano da zone lontane e sperdute, con gli occhi fuori dalle orbite per la stanchezza, ma contenti di poter continuare il cammino di formazione. Abbiamo dovuto recuperare una piccola casa per ospitare gli studenti che arrivano da troppo lontano, anche da 50 - 80 chilometri! L’ostello è già strapieno e per i prossimi anni dovremo aggiungere altre stanze per ospitare i giovani studenti.
Purtroppo, in Mozambico non si riesce a trovare i libri di testo per la scuola, neppure per gli insegnanti. Dobbiamo andare fino alla città di Beira e fare le fotocopie: una spesa enorme e senza senso. Quasi tutto il tempo di lezione viene impiegato dal professore a scrivere sulla lavagna e dagli alunni a copiare sul quaderno...
Avete avuto qualche grossa difficoltà?
Un grave problema è l’analfabetismo: il 90 per cento della popolazione è analfabeta. Abbiamo perciò "inventato" il ministero del maestro di alfabetizzazione. Ai maestri diamo i libri per l’insegnamento; agli studenti diamo un quaderno e una penna biro. In breve tempo, sono sorte 55 scuolette di alfabetizzazione. La scuola funziona tre giorni la settimana, nel pomeriggio. In questo modo possono frequentare anche coloro che lavorano, e soprattutto le ragazze, che a 14 anni sono generalmente già sposate. Il 70 per cento dei partecipanti ai corsi di alfabetizzazione sono ragazze. I risultati sono sorprendenti: in pochi mesi, molti hanno imparato a leggere e scrivere, a fare i primi conti...
Quali sono le priorità, per il prossimo avvenire, nel vostro lavoro missionario?
L’anno scorso il vescovo si ha affidato una nuova zona pastorale a Sena, sempre lungo il fiume Zambesi, con 28.700 abitanti. La stragrande maggioranza segue l’animismo o le religioni tradizionali; alcuni sono cristiani protestanti; rari i musulmani. Solo 1.550 sono cattolici e vivono in 30 piccole comunità sparse sul vasto territorio. Esisteva una chiesa, costruita trenta anni fa, trasformata poi in scuola e in sede di partito durante la rivoluzione marxista. Ma era ormai senza tetto, un rudere abbandonato. L’abbiamo rimessa a posto ed ora stiamo pensando di costruire una piccola casa per i missionari ed un centro di formazione per la gente. Anche in questa nuova zona, inizieremo ad organizzare le scuolette di alfabetizzazione in tutti i villaggi dove non c’è una scuola. Molte persone chiedono di diventare catecumeni. Insomma, grazie a Dio, il lavoro non manca. La messe è molta...
... E gli operai?
Ultimamente abbiamo ricevuto rinforzi. In tutto, ora siamo nove saveriani in Mozambico: due brasiliani, due messicani e quattro italiani. Una piccola comunità internazionale!








