Ad Alzano da mezzo secolo, Intervista: p. E. Fasolini
Era il 3 maggio del 1956 quando il vescovo di Bergamo, mons. Giuseppe Piazzi, inaugurava la casa dei saveriani ad Alzano Lombardo. Da allora è passata molta acqua sotto i ponti. Abbiamo chiesto a p. Ettore Fasolini, saveriano di Bergamo, noto scrittore e già direttore di “Missionari Saveriani”, di raccontarci qualcosa di quegli anni, e non solo...
Partiamo dall’inizio...
Il beato Conforti, fondatore dei saveriani e vescovo di Parma, aveva pensato a un seminario emiliano per le missioni. Poi, nel 1919, è stata fondata la prima casa apostolica per ragazzi delle scuole medie a Vicenza, dove è stato rettore il servo di Dio p. Uccelli. Allora, i saveriani erano pochi e l’unica missione era la Cina. In seguito, è stata aperta una casa a Grumone, tra Cremona e Brescia. A Grumone c’erano due saveriani che facevano propaganda missionaria ai ragazzi delle parrocchie. In tempo di guerra, si erano divisi le zone: padre Lini andava in bicicletta a Bergamo e nelle valli; padre Boggiani, sempre in bicicletta, andava a Brescia.
Hai conosciuto p. Lini?
Certo. Ricordo bene quando è venuto nel mio oratorio e ha parlato a tutti i ragazzi. Eravamo almeno 200. Alla fine, ha chiesto chi voleva diventare missionario e una trentina di noi si sono fatti avanti. Dopo qualche giorno, p. Lini è andato casa per casa, a parlare con i genitori e chiedere se poteva portare con sé i ragazzi. In dodici siamo partiti, con il carretto, fino a Brescia e da Brescia a Grumone con un camion. Tra questi ragazzi, oltre a me, c’era il ragazzo Fulvio Boffi. Era il 7 agosto del 1944.
Perché una casa a Bergamo?
Con il passare del tempo, i saveriani si sono accorti che le vocazioni a Bergamo erano molto numerose. Per questo, hanno deciso di aprire una casa. Durante la guerra, il vescovo mons. Bernareggi aveva dato il permesso di aprire provvisoriamente una casa in alta val Seriana, a Gromo San Marino. Qui erano sfollati un gruppo di ragazzi con p. Dagnino e p. Fellini. Finita la guerra, il vescovo non ha più concesso il permesso per rimanere lassù perché a Bergamo c’erano già molti istituti religiosi: tra la città e Albino, in soli dodici chilometri, ce n’erano sei!
Come s’è risolto il problema?
Qualche anno dopo, i saveriani hanno ottenuto una residenza a Pedrengo con p. Achille Morazzoni. Vi erano ospitati non i ragazzi, ma le cosiddette “vocazioni adulte”. Nel 1955, il nuovo vescovo mons. Piazzi, a cui p. Achille era molto legato, ha dato ai saveriani il permesso di aprire una casa per gli “apostolini”. Così erano chiamati i ragazzi delle medie che studiavano dai saveriani. Il vescovo ha inaugurato ufficialmente la casa il 3 maggio 1956. Padre Achille Morazzoni ne è stato il primo rettore. A settembre, sono iniziate le attività del seminario minore con “apostolini” provenienti da Bergamo e dalla Sardegna. Con gli altri istituti religiosi non c’erano scontri; anzi, c’era collaborazione, soprattutto in ambito scolastico.
Quanti saveriani c’erano?
Nel 1957, c’erano una quarantina di “apostolini”. Il rettore era p. Pacifico Fellini. Economo era p. Giuseppe Novati, che si è dato da fare per ristrutturare la casa. Direttore spirituale era p. Luigi Simoncelli. C’era anche p. Angelo Costalonga. Io ero vice rettore, facevo scuola, mi occupavo della formazione dei ragazzi e, insieme a p. Simoncelli, andavo in cerca di vocazioni. L’anno dopo questo ruolo l’ha assunto p. Silvano Zennari.








