Skip to main content
Condividi su

Anche quest’estate, la casa Saveriana di Salerno è stata un piccolo crocevia di umanità in cammino. Da Pasqua a metà settembre, ogni settimana ha portato con sé il suo carico di volti nuovi, voci diverse, storie che si sono intrecciate tra le stanze, il cortile con vista sul mare. Oltre 500 persone hanno attraversato questa casa, trasformandola, giorno dopo giorno, in una frontiera viva dell’incontro.

Non è un albergo. Non è un centro estivo. Non è un ritiro spirituale “chiavi in mano”. È una casa missionaria, dove si vive la gioia e la fatica dell’accoglienza gratuita. Qui si cucina insieme, si apparecchia e si sparecchia, si dorme in camerate e ci si prende cura degli spazi comuni. Si ride, si discute, si prega. A volte è semplice, altre volte richiede pazienza. Ma proprio nelle convivenze più lunghe e complesse si impara qualcosa che non si legge sui libri: vivere insieme è difficile, ma necessario. Ed è profondamente evangelico.

I gruppi ospitati sono stati i più diversi: adolescenti delle parrocchie, famiglie, ragazzi delle case famiglia, singoli in ricerca, gruppi interreligiosi e persino una comunità protestante della zona di Caserta, che ha voluto trascorrere qui alcuni giorni di fraternità e di catechesi per i più giovani. Tra i momenti più intensi, anche il passaggio di un gruppo di giovani provenienti dall’India, in preparazione al Sinodo dei giovani: giorni di dialogo, silenzi condivisi e la bellezza di sentirsi Chiesa dalle cento lingue.

Tutto è accaduto senza effetti speciali, ma con una spiritualità che sa di terra, di volti, di mani: quella dei Saveriani, che da sempre sognano di “fare del mondo una famiglia in Cristo”. Così, una chitarra al tramonto, una riflessione condivisa sotto la quercia, una preghiera semplice prima di dormire, diventano spazio di Vangelo vissuto. Qui, anche il dettaglio più piccolo - una tazza di caffè offerta, un piatto condiviso, uno sguardo attento - può essere parola che accoglie, presenza che sostiene, segno che consola.

Ora che l’estate sta finendo, la casa non si chiude. Cambia ritmo, cambia volto, ma resta fedele alla sua vocazione. Da novembre, come da 16 anni a questa parte, tornerà ad accogliere persone senza fissa dimora. E durante l’anno, continueranno le brevi presenze di gruppi, per giornate o weekend: piccoli respiri dentro il tempo ordinario. Nel mondo dei “posti limitati”, dei “tempi contingentati”, delle “categorie predefinite”, questa casa resta un luogo libero, dove chi arriva non deve dimostrare nulla, solo esserci.

Perché accogliere è vivere, e vivere davvero significa fare spazio all’altro senza chiedere permesso alla paura. Lo dice bene Ruth, una giovane del gruppo indiano: “Qui abbiamo respirato libertà. Non una libertà astratta, ma quella che nasce quando ti senti ascoltato senza essere giudicato. Torniamo in India con il cuore più grande”. E dalla comunità evangelica di Caserta, le parole di commiato sono state semplici e forti: “Ci siamo sentiti fratelli ed è questo che ci porteremo via”.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 3000.74 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Dicembre 2020
Régis Debray, filosofo e giornalista francese, nel suo libro “Elogio delle frontiere”, sottolinea l’opportunità delle frontiere in quanto luogo di in…
Edizione di Giugno 2006
L'autobus su cui viaggiava Rose Luise McCauly, la sarta nera che aveva iniziato la marcia contro la segregazione razziale negli Usa, non può ancora a…
Edizione di Novembre 2017
Natale Costanzi e un amico (che vuole rimanere anonimo), insieme a un gruppo di volontari, hanno creato il gruppo “Amici del presepe”, a Ghedi, per a…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito