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Raspano (UD) 12 novembre 1917 - Parma 13 ottobre 2006

I lebbrosi di Bagansi Api Api (Indonesia) aspettavano con ansia, ogni giorno, la visita di padre Abdon. L’incontro leniva, come una carezza di Dio, la sofferenza dei loro corpi crocifissi e riempiva almeno in parte, la loro solitudine. Non era facile per il pastòr parlare del vangelo e della croce, davanti a quei volti disfatti dalla malattia. Solo la profonda fede e lo zelo indomito davano a p. Abdon la forza di celebrare l'Eucarestia, in quella cattedrale di legno e foglie.

Il villaggio era aggrappato a un fazzoletto di terra che guardava a oriente, verso la Malesia. Era abitato da profughi cinesi fuggiti dalla persecuzione di Mao Tsedung. Parlavano solo il cinese e p. Fantelli, che conosceva a malapena l'indonesiano, doveva accontentarsi di passare di casa in casa, profondendosi in inchini e smaglianti sorrisi, cordialmente ricambiato dai padroni di casa che gli offrivano tazze di tè. Passava lunghi mesi in solitudine e in preghiera. Il confratello più vicino risiedeva a Pekanbaru, a dieci ore di battello e tre ore di corriera, sulla strada che tagliava in due la foresta di Sumatra.

L’ostacolo del grande masso

E proprio lì avvenne il primo trasferimento di p. Fantelli, ad Air Molek, una cittadina nata su una terra ricca di petrolio e distese di cocco e gomma. Un altro mondo, se paragonato a quello di Bagansi Api Api. Si narra che p. Abdon, durante i lavori di rifacimento del piazzale della chiesa, si imbatté in un grosso ostacolo. Dopo un'accanita battaglia, il pastòr riuscì a sollevare quel pesante masso di cemento. Ma con sua grande sorpresa, scoprì che all'interno era custodita una pergamena. Era la prima pietra che il vescovo Bergamin aveva benedetto e fatta seppellire, anni prima, inaugurando chiesa, scuole e ambulatorio della missione cattolica!

Ma non si ferma qui la leggenda (vera) delle furiose demolizioni di quel granitico personaggio calato dal Friuli nelle isole di Sandokan. Il custode dei sani costumi, accortosi che sul far della sera furtive coppiette venivano a sedersi sui bordi del ponticello che portava alla missione, diede ordine di abbattere quei muretti, rei di favorire amorose effusioni.

La Madonna e l’organo...

Successivamente, p. Fantelli venne destinato alla missione di Bukittinggi. Una splendida cittadina a mille metri d’altezza, su un esteso altipiano ricco di frutta, un vero paradiso terrestre. Là lo zelante missionario trovò, incombente sulla sua testa, il vulcano Merapi (tremila metri). Ma soprattutto incontrò la Madonna di Fatima, alla quale è intitolata la chiesa, meta di pellegrinaggi. Una gioia insperata per il devoto p. Abdon. In quella chiesa trovò anche un prezioso organo, che gli conquistò il cuore. Ne divenne così geloso da non permettere che venisse sfiorato da troppe mani. Tra i saveriani di Sumatra rimase famosa la sua esclamazione: "Non metterò mai l’organo nelle mani d'una suora!".

Padre Abdon trascorse in Indonesia oltre trent'anni. Gli ultimi li passò a Giakarta, una città di dodici milioni d'abitanti. Ai saveriani era stata affidata la missione di Toasebio: 360 mila abitanti, a maggioranza cinese, quasi tutti buddhisti. Qui il grande cuore di p. Fantelli trovò il suo pascolo naturale: visita alle famiglie, ai malati e agli anziani, la cura dei chierichetti. Abbiamo passato insieme anni meravigliosi. Indimenticabile il gesto abituale di p. Abdon: spalancava le braccia ed esclamava: "Benedetto da Dio!".

Ciao, Abdon! Ci siamo voluti bene. Riposa in pace.



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