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A tu per tu con i migranti a Siracusa

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“Gli uomini bianchi hanno gli orologi, ma non hanno il tempo" (proverbio africano). In Africa si sta. Chissà se anche in Italia si potrà "stare e basta". E che te ne fai di un orologio quando i pasti scandiscono tutte le giornate? Colazione, pranzo, cena… Una frustrante parabola che risuona come “The Waste Land”, di T. Eliot. Dormire, mangiare; dormire, mangiare.

“Dormire, mangiare”, ripetono. "Solo dormire, mangiare". Io non direi “magari io!”. Per fortuna ho potuto vedere. Ora anche io posso dire qualcosa. Perché c’è chi dorme e mangia; c’è chi dorme, mangia e gioca e magari si lamenta; c’è chi dorme, mangia, studia e gioca; c’è chi dorme, mangia, studia, gioca, lavora. C'è chi studia italiano tutti i giorni da 8 mesi perché sogna di diventare un medico e salvare vite. C'è chi "mia sorella è tutta la mia famiglia, vivo per lei e grazie a lei", c'è chi "voglio studiare perché voglio riscattare mio padre [...] perché educazione è potere", c’è chi “grazie, posso restare con voi per sempre?”, c’è chi “ho lavorato 12 ore, 20 euro”, c’è chi è scappato dal proprio paese, ha camminato per mesi, attraversando il deserto, ha perso un orecchio in una prigione in Libia e ora dice "non voglio attraversare di nuovo il deserto, e il mare, la gente muore in mare, ho paura, cosa dovrei fare? Un amico mi ha convinto e ho raggiunto l'Italia per mare". C'è chi sarà, per questo, sempre riconoscente. Sono voci, sono storie, sono vite, sono esseri umani. Sono speranze. 

Non è la politica di "un'accoglienza che funziona", ma la voce di una delle tante realtà, a testimonianza del fatto che ci sono sempre mele marce in ogni cesto e non si può fare di tutta l’erba un fascio. Non si tratta sempre e solamente di arrivare a "vittime o colpevoli". È possibile essere responsabili senza avere colpe. L'indifferenza non è la soluzione e neppure l'assistenzialismo lo è. A conferma del fatto che domandare, capire, scoprire, chiedersi, condividere, denunciare, ricredersi, resistere sono un diritto e un dovere.



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