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A Parma il grazie per i beati martiri col card. Semeraro

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Il 21 settembre il santuario San Guido Conforti a Parma era gremito di gente e gente “beata”, felice di essere lì. Si celebrava, infatti, la Messa di ringraziamento per la beatificazione dei tre missionari Saveriani, fratel Vittorio Faccin, p. Luigi Carrara, p. Giovanni Didoné con l’abbé Albert Joubert, presbitero congolese. Ormai sono chiamati i Martiri della Fraternità.

La proclamazione dei quattro beati era avvenuta il 18 agosto scorso ad Uvira in Congo RD, con un concorso straordinario di gente. Era stato il cardinale Fridolin Ambongo Besengu, arcivescovo di Kinshasa, a presiedere quella celebrazione. Qui a Parma c’erano familiari, soprattutto nipoti, venuti dalla Francia, dal Congo, dal Sudafrica e dal Canada della famiglia Joubert. La loro gioia, dovremmo dire in questa occasione la loro “beatitudine”, era evidente sui loro volti. Ci dicevano: “Quale gioia e onore avere nella nostra famiglia il Beato Albert! Anche se alcuni sono protestanti e pregano nelle loro assemblee, ci sentiamo fieri di avere come parente il primo presbitero congolese ad essere proclamato beato!”.

E poi c’erano pullman da Nonantola, da Vicenza col vescovo Giuliano Brugnotto, da Bergamo col vescovo saveriano mons. Natale Paganelli, da Villaverla e Cittadella… Insomma, i santi fanno muovere tanta gente per portarli insieme per la gloria di Dio. Ha presieduto la liturgia il cardinal Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero per la Causa dei Santi. Erano presenti mons. Enrico Solmi, vescovo di Parma, e anche molti Saveriani e Saveriane. All’inizio della celebrazione, il Superiore Generale dei Saveriani, p. Fernando Garcia, ha manifestato la sua riconoscenza a papa Francesco e ha dato lettura della Lettera Apostolica con la quale Sua Santità ha iscritto nel numero dei Beati questi quattro “pastori e testimoni secondo il cuore di Cristo, zelanti nella carità e nell’annuncio del Vangelo, che non abbandonarono il gregge nel pericolo ma lo difesero sino all’effusione del sangue”.

pr SemeraroNella sua omelia, il cardinale Semeraro ha sottolineato che “il Vangelo si annuncia con gioia, i quattro martiri sono rimasti saldi e irremovibili, prodigandosi sempre nell'opera del Signore, sapendo che la loro fatica non era vana nel Signore”. Concludendo, il cardinale ha ricordato mons. Giorgio Biguzzi, vescovo emerito di Makeni, Sierra Leone, deceduto recentemente, e col quale aveva un rapporto di amicizia e di stima. “Biguzzi non è stato solo un bravo pastore missionario, ma nelle difficoltà e nei problemi della guerra, affrontava tutto con gioia, sapendo che tutto è nelle mani di Dio”.

Alla fine della celebrazione, in processione le reliquie e l’icona dei martiri della fraternità sono state collocate nella cappella preparata a sinistra dell’entrata del santuario. Tutto questo nella “beatitudine” generale dei fedeli.



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