Skip to main content

A Keba, beviamo insieme l’acqua viva del Vangelo

Condividi su

Elisa Lazzari, Saveriana originaria di Pianadetto (PR), racconta la missione a Keba, in Congo RD. 

Keba è un villaggio rurale a 7 chilometri dalla cittadina di Kongolo, da cui lo separa il fiume Lualaba, attraversato da un ponte ferroviario di 800 metri. Siamo nella provincia del Tanganika, a sud del Congo RD.
Siamo arrivate qui tre anni fa, chiamate dal vescovo di Kongolo, che voleva un’apertura missionaria per la sua diocesi isolata e senza sbocchi, anche per le grandi distanze e le difficili vie di comunicazione. Siamo state accolte con festa dalla popolazione e siamo state felici di aver raggiunto un luogo e una Chiesa che, dopo cinquant’anni, sembra ancora ai primi passi. 

Attualmente, la nostra comunità è composta di quattro sorelle: due giovani congolesi, Philomène e Wivine, Hélène, ciadiana, ed io. La vita comunitaria ci ha aiutato ad affrontare momenti difficili. Vivere a stretto contatto e un po’ isolate è stata una scuola per accoglierci, lasciarci plasmare, sapendo aspettare con fiducia i tempi di ognuna e l’azione dello Spirito. 
Il nostro desiderio era vivere una missione di prossimità e, per quanto possibile, di incarnazione. Abbiamo cercato di mettere la nostra tenda tra la gente, ascoltare, conoscere la cultura hemba, condividere gioie, sofferenze, speranze, il sole cocente… riconoscendo i segni del Regno già presente. Cerchiamo di camminare umilmente al loro passo.

Viviamo in una casa appartenente alle autorità tradizionali, alla chefferie, che la diocesi ha preso temporaneamente in affitto. Cerchiamo di inserirci nel quotidiano e di promuovere una coscienza critica, incoraggiandoli a mettere in discussione, alla luce del Vangelo, alcune tradizioni che sembrano aggiungere sofferenza alla sofferenza… La donna non ha voce e i figli appartengono al marito e alla sua famiglia allargata. La morte è presenza ingombrante: non c’è giorno in cui non ci sia un lutto nel villaggio e le modalità di viverlo aumentano il dolore. Se ci sono stati colpe o conflitti, il funerale diventa una resa di conti, tra simbolico e reale, nei confronti del vedovo o della vedova, con multe da pagare, rifiuto di ogni diritto per la vedova, che non può lavarsi né mangiare come si deve per giorni per mostrare la sua sofferenza…

Keba è abitata da una popolazione giovane e gioiosa, di circa tredicimila persone. La parrocchia comprende quattro settori sparsi su una distanza dal centro tra i 7 e i 30 chilometri, da raggiungere a piedi, in moto o in piroga. Le vere sfide però non sono gli spostamenti. La ricerca di risposte immediate ai problemi hanno spinto, negli anni, tante persone a migrare verso le chiese del risveglio o le sette, dove pastori promettono miracoli, rivelando i nomi dei presunti responsabili di malattie e problemi. Per questo, diverse figure di riferimento della comunità cristiana sono morte o emigrate nelle grandi città.

C’era da riorganizzare la catechesi, far visita ai malati e alle famiglie, promuovere una pastorale di bambini, adolescenti e dei pochi giovani… Insegniamo nella scuola secondaria parrocchiale, siamo impegnate nel recupero scolastico e nell’educazione a vari livelli. Ci occupiamo anche della materna parrocchiale che rischiava la chiusura, curando la formazione delle insegnanti e coinvolgendo i genitori, con visite a domicilio, all’educazione sanitaria e alimentare. 

A Keba si muore troppo, per malattie che sarebbero curabili come l’erisipela, infezione acuta della pelle e dei tessuti più profondi causata da batteri come lo stafilococco. Non curata, provoca la setticemia. È considerata un sortilegio e quindi trattata in modo tradizionale e inadeguato. È difficile sradicare questa convinzione. La familiarità con la morte, la disposizione ad accogliere gli eventi della vita con semplicità, non toglie che restino nel cuore tante domande. Al corso per i ministri straordinari della comunione abbiamo parlato anche del viatico, presentando la comunione come pane per l’ultimo viaggio. Il signor Antoine, sentendo queste parole, ha trovato la pace dopo aver perso la figlia di 12 anni.

L’esperienza della precarietà, come la mancanza d’acqua, ci fa toccare con mano la Provvidenza. Tante volte sperimentiamo che quando ci preoccupiamo delle cose di Dio, Lui si preoccupa di noi. Una domenica, mentre tornavamo stanchissime dopo un’attività pastorale, sapevamo che a casa non avremmo trovato l’acqua per lavarci e nemmeno il tempo di andare a cercarla… Il pozzo a pannelli solari, infatti, era guasto da sei mesi. Arrivate, incontriamo un nostro vicino che con gioia ci dice di aver riempito tutti i secchi e contenitori trovati nel nostro giardino perché il tecnico del pozzo era riuscito a far uscire un po’ d’acqua.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 2779.97 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Dicembre 1998
Nell'ultima conversazione ci siamo raccomandati la devozione alle formule di Paolo che abbiamo chiamate "battesimali", particolarmente efficaci. Esse…
Edizione di Giugno/luglio 2019
Si è tenuta a Madrid l’assemblea della Delegazione della Spagna. La condivisione delle esperienze vissute con i giovani e gli immigrati a Murcia, con…
Edizione di Febbraio 2020
Il Centro missionario diocesano, in collaborazione con la Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria, propone alle scuole il Concorso Missio Ragazzi…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito