A ciascuno il suo… Due gravi ostacoli alla giustizia
Dare a ciascuno il suo: questa è la giustizia secondo il giurista romano Ulpiano, rievocato da Benedetto XVI nel suo messaggio per la quaresima. L'aveva già detto Gesù: "date a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare". Dunque, c'è un suo che spetta a me, un suo che spetta agli altri, un suo che spetta a Dio.
Ma fa bene il Papa a domandarsi e a domandarci: in che cosa consiste questo "suo" da assicurare a ciascuno? Infatti, neppure la miglior legge riesce a garantire ciò di cui l'uomo e la donna hanno più bisogno, non solo in beni materiali, ma anche in beni spirituali, come il bisogno di Dio. Il Papa cita una bella frase di sant'Agostino: "Se la giustizia è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo..., non è giustizia dell'uomo quella che sottrae l'uomo al vero Dio" (Città di Dio, XIX, 21).
Tra i vizi che ostacolano la giustizia nella vita nostra e altrui, due sono di particolare gravità: la corruzione e la frenesia.
La corruzione è un gioco antico. È l'istinto furbo di appropriarsi di ciò che spetta anche agli altri e di comprarsi perfino il diritto alla dignità. Su suggerimento della madre Rebecca, Giacobbe si era rivestito di pelume caprino, pur di carpire la benedizione del vecchio padre, voglioso di un bel piatto di cacciagione. Prima ancora, Giacobbe si era comprato il diritto alla primogenitura vendendo pane e lenticchie al gemello Esaù, affamato di cibo oltre che di donne (aveva tre mogli...).
Mi vengono in mente i dibattiti ricorrenti, anche in questi nostri giorni. Le erbacce sono difficili a morire, piuttosto si riciclano, irrobustendo le loro radici infestanti. Anche nei Paesi dove viviamo come missionari, la corruzione dilaga e diventa uno dei maggiori ostacoli alla giustizia e allo sviluppo delle popolazioni, stremate dagli stenti e dalle malattie. Ne parlano spesso i vescovi d'Africa, America latina e Asia, per denunciarne l'estrema gravità.
"Si dice, «mentire e rubare è umano!». Ma questo non è il vero essere umano. Umano è essere generosi e buoni; è essere uomini e donne di giustizia, a immagine di Dio", ha detto il Papa ai preti romani. Ma vale anche per noi. Come non essere d'accordo?
Anche la frenesia del fare può essere un altro grande ostacolo alla vera giustizia. Specialmente se porta a rubare il diritto di pensare, parlare e partecipare attivamente al destino e al benessere proprio e altrui, specialmente dei più deboli e poveri della società.
Anche noi missionari conosciamo bene questa grave tentazione del "fare": presto, bene e da soli; e non raramente ci caschiamo. Sembra a qualcuno che la partecipazione della gente alle scelte della pastorale e ai programmi dello sviluppo sia un intralcio inutile e dannoso all'efficienza. Ma in fondo, questa fretta di "fare" giustifica e gratifica solo il proprio egoismo.
Oscar Romero, il vescovo salvadoregno ucciso sull'altare trent'anni orsono, non era stato educato per essere martire. Da giovane sacerdote sembrava essere quasi connivente con il bel-vivere. Lui stesso ha riconosciuto che è stata la gente a convertirlo all'assurda eroicità del vangelo:
"La mia vita non appartiene a me, ma a voi. Sono obbligato a dare la vita per coloro che amo". La giustizia è vivificata dall'amore!








