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A che giochi giochiamo? I diritti dei popoli valgono tanto di più

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Una rapida sequenza di eventi sconvolgenti, a quattro mesi dall'inizio dei giochi olimpici.

 

10 marzo: esce la notizia che Pechino non è più nella "lista nera" del controverso rapporto annuale sulle violazioni dei diritti umani secondo l'ottica di Washington. L'anno scorso, invece, figurava tra i cattivi, e Pechino aveva reagito con un elenco di violazioni perpetrate dagli Usa in varie parti del mondo.

14 marzo: fanno il giro del mondo le immagini della repressione dell'esercito di liberazione popolare sui monaci tibetani. In marcia per le strade di Lhasa, proprio dal 10 marzo, chiedevano che il Tibet potesse conservare le proprie tradizioni religiose, messe a rischio dalla colonizzazione sociale e culturale cinese. Le strade della pace si riempiono di grida e di sangue. Pechino condanna il Dalai Lama e la sua "cricca" e intima la resa.

Torna il silenzio nella città blindata, santuario del buddhismo. Sono oscurate immagini e notizie che possano provare le violenze imperiali sui monaci rivoltosi. Da varie parti del mondo partono manifestazioni di solidarietà e inviti generici al dialogo e alla moderazione. Le diplomazie del mondo si defilano. I fatti tibetani rischiano di rovinare il grande scenario che l'impero celeste cerca di creare per le olimpiadi più belle della storia.

18 marzo: dall'esilio di Dharamsala (India) il Dalai Lama, guida spirituale del popolo tibetano, dichiara di essere pronto ad eclissarsi, pur di scongiurare lo scontro violento. È un monito rivolto anche ai monasteri, baluardi dell'identità tibetana, e ancor più a quella componente estremista che si è infiltrata perfino nella religione della non violenza. Il Lama continua a proporre la "via di mezzo": l'autonomia della regione e il rispetto della popolazione.

Il giorno seguente, il Papa, che - come tutti noi - ha seguito le notizie con grande trepidazione, aggiunge la sua voce ecclesiale: "Il mio cuore di padre sente dolore e tristezza di fronte alla sofferenza di tante persone; con la violenza non si risolvono i problemi, ma si aggravano". E invita ad avere il coraggio di scegliere la via del dialogo e della tolleranza.

Nel frattempo, si erano celebrati i funerali di un uomo e di una donna di pace. Rapito il 29 febbraio dopo la Via Crucis, l'arcivescovo di Mossul (Irak) è stato trovato cadavere il 13 marzo. "Mons. Rahho ha preso la sua croce e ha seguito Gesù. Così egli ha contribuito a portare il diritto nel suo martoriato Paese e nel mondo intero, rendendo testimonianza alla verità", afferma il Papa. Il 14 marzo è morta Chiara Lubich, "mite messaggera di speranza e di pace". Ai suoi funerali hanno partecipato anche ebrei, musulmani e buddhisti: un tenue segnale della fraternità umana universale.

La fiamma olimpica raggiungerà il celeste impero e accenderà il braciere, dando il via ai giochi. Non abbiamo dubbi: al di sopra di ogni sospetto, gli arbitri vigileranno e le commissioni assegneranno ori, argenti e bronzi. Resta la domanda: come mai, per giocare bene rispettiamo le regole; ma non riusciamo a vivere altrettanto bene, rispettando i diritti e i doveri di tutti? La vita vale tanto più del gioco.



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