26 anni di una vocazione che continua a stupirmi
Con molta gioia e profonda gratitudine mi rivolgo a voi, carissimi amici, benefattori e familiari dei missionari Saveriani, in questo tempo nel quale celebro il 26° anniversario della mia ordinazione presbiterale: 17 settembre 2000-17 settembre 2026. Ventisei anni sono già trascorsi, eppure mi sembra ieri il giorno in cui il Signore mi ha chiamato a seguirlo più da vicino nel cammino missionario. Guardando indietro, non posso che rendere grazie a Dio per la fedeltà con cui ha accompagnato ogni passo della mia vita sacerdotale e missionaria.
In questo anniversario, sento soprattutto il desiderio di fare memoria delle tante persone che il Signore ha posto sul mio cammino e che hanno contribuito a farmi amare la vocazione saveriana. Rimarrò eternamente riconoscente ai vari missionari che, con la loro testimonianza semplice e concreta, mi hanno aiutato a scegliere questa famiglia missionaria. Penso con affetto a p. Virginio Simoncelli, mio grande animatore vocazionale, così come a p. Sergio Boscardin, p. Leonardo Raffaini e all’indimenticabile p. Modesto Todeschi, che certamente dal cielo continua a intercedere per tutti noi. Ricordo ciascuno di loro con grande affetto e riconoscenza. Potrei parlare di tanti altri missionari che hanno lasciato un segno profondo nella mia vita e con alcuni dei quali condivido ancora oggi la missione, come p. Lino Zucchi. Sono uomini che, attraverso la dedizione e l’amore per il Vangelo, hanno reso visibile la bellezza della vocazione missionaria.
Scrivo anche per fare memoria e, allo stesso tempo, per incoraggiare voi amici dei Saveriani a continuare a starci vicini. La vostra presenza è preziosa e indispensabile. Lo fate in tanti modi: attraverso la preghiera, con la partecipazione agli incontri, con l’amicizia sincera e anche con gli aiuti materiali che tanto bene fanno alle missioni. Ogni gesto, anche il più semplice, diventa segno concreto di comunione e sostegno per chi vive lontano dalla propria terra annunciando il Vangelo.
Vorrei poi rivolgermi in modo particolare ai giovani. Il mondo di oggi ha bisogno di cuori generosi e disponibili alla missione. Per questo, desidero incoraggiarli ad aprirsi alla possibilità di diventare fratelli e missionari Saveriani. Il nostro ideale missionario, “fare del mondo una sola famiglia”, continua ad essere una grande sfida e una profezia per questo tempo così segnato da divisioni, polarizzazioni e conflitti. Una delle bellezze più grandi della nostra famiglia saveriana è proprio quella di vivere la missione insieme a confratelli africani, asiatici e provenienti dal continente americano. Questa fraternità vissuta nella diversità è la realizzazione concreta del sogno del nostro fondatore, Guido Maria Conforti, che desiderava una Chiesa missionaria e universale.
Da ormai 19 anni vivo in Brasile e ogni giorno ringrazio il Signore per questo dono straordinario. La missione mi ha insegnato molto: mi ha fatto incontrare volti, storie, sofferenze e speranze che hanno arricchito profondamente la mia vita sacerdotale e ora come vescovo. È un dono che auguro a tanti altri giovani, affinché possano sperimentare la gioia di donare la propria vita per il Vangelo e per i fratelli. È davvero commovente arrivare nelle comunità più disperse, tra i fiumi dell’Amazzonia e trovare comunità assetate di Dio, desiderose di ascoltare la parola del Signore, di ricevere l’Eucaristia e la confessione, o di celebrare i sacramenti del matrimonio.
San Paolo direbbe: ma come udiranno questa bella notizia se nessuno gliela annuncerà? La missione continua ad essere una vocazione per i tempi di oggi. Coltiviamo questa vocazione, lasciamoci stupire tutti i giorni dal Signore che chiama e invia.
A tutti voi rinnovo il mio grazie più sincero per l’affetto, la vicinanza e la preghiera. Continuate a camminare con noi, perché la missione è un’opera che appartiene a tutta la Chiesa. Il Signore vi benedica infinitamente e vi ricompensi con la sua pace e la sua gioia.







