Skip to main content
Condividi su

Mio nipote Isaia, quinto figlio di mia sorella, ha quasi due anni e adora salire sui tavoli. Prima, con accuratezza e circospezione, da terra, studia la sedia. Dopo avere individuato il punto dal quale attaccarla, comincia diligentemente l’arrampicata. Afferra con le mani le estremità, punta il piede destro sulla traversa laterale e, accartocciandosi su se stesso, riesce a conquistare la prima vetta. Fiero dell’impresa, senza un attimo di tregua, si alza sulle punte dei piedi e mira all’obiettivo più alto: con la forza di braccia e gambe, riesce a espugnare il tavolo, esausto, a pancia in giù. Poi, seduto trionfalmente sul suo trono, il re del tavolo, comincia a giocare con quanto trova nel suo raggio d’azione e a rovesciare ogni oggetto che incontra in posizione verticale. Bicchieri e bottiglie hanno la peggio, prima che intervenga disperata sua madre. Sgridato e rimesso a terra, dopo pochi minuti di volto imbronciato, ricomincia entusiasta una nuova arrampicata.

Salire e rovesciare. Mi tornano spesso nella testa questi due verbi - assieme - quando, dopo avere osservato mio nipote, un giorno di agosto, preparavo l’omelia sul brano di vangelo che contiene queste parole: “Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote” (Luca 1,51-53). Chiaramente, il soggetto di queste azioni non è mio nipote, ma è Dio. Sono parole appassionate, che parlano di troni rovesciati, di umili innalzati e di potenti umiliati. Parole forti, dure e, forse, anche inattese per chi ha una certa immagine di un Dio immobile là nei cieli. Eppure queste parole rivelano il sogno di Dio o, per lo meno, uno dei tanti sogni di Dio. Che, probabilmente, coincide anche con i nostri sogni.

Non rimanere spettatori nella vita del mondo, ma salire in alto e imparare a guardare dall’alto, per guardare più in là, per guardare oltre. Fatto questo, possiamo fermarci e metterci dentro tutto. E rovesciare. Si può cominciare rovesciando tutto quello che ascoltiamo e vediamo attorno a noi - o che pensiamo e sentiamo dentro di noi - e che vorrebbe annullare la nostra umanità: rovesciare discorsi, immagini e simboli che seminano rancore, paura, cattiveria e diffidenza nei confronti dell’altro. Rovesciare le narrazioni di quanti ci vogliono far credere che lo stato attuale delle cose sia l’unico possibile. Rovesciare l’arroganza del “prima noi e poi gli altri”. Rovesciare chi ha interesse a intorbidire e depistare avvisaglie di un presente e un futuro diversi. Rovesciare le forze che paralizzano l’impegno per costruire un mondo migliore. Rovesciare i professionisti nello scippo della speranza. Si deve prima rovesciare, se si vuole costruire il nuovo. Se in alto salgono un bambino e Dio, noi cosa aspettiamo?



Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito