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Sono a Gounou-Gaya da un anno e qualche mese e ormai mi sono abituato alla mia nuova missione tra il popolo musey. Cambiare non è stato facile, soprattutto per la questione della lingua. Ma, in fondo, se si vuole, ci si adatta a tutto.

La vita qui non è molto diversa da quella nella zona masa, dove sono stato a partire dal 2000. La novità forse più palpabile è che qui siamo in piena zona di inondazione. Il territorio della nostra missione è suddivisibile in due parti di diversa grandezza: la cittadina, dove ha sede la comunità saveriana (Gounou Gaya) e dove si trovano un quarto delle nostre comunità di base (zona ovest); i restanti tre quarti dei villaggi nella zona est. A cavallo tra queste due parti del territorio c’è il fronte di passaggio delle acque. Durante i mesi dell’inondazione ciò comportava un isolamento. 

Noi abitiamo nel territorio più ristretto. La difficoltà è che per ragioni economiche dobbiamo spostarci in moto (l’auto ha costi insostenibili) e siamo costretti a continui ammolli, che, vi assicuro, non sono gradevoli, al di là dell’aspetto romantico o folcloristico di quando inviamo qualche foto delle nostre peripezie. L’anno scorso l’inondazione è durata quattro mesi. Quasi tutti i giorni dobbiamo, per la nostra missione, passare le acque dell’inondazione: piccoli disturbi di vita cristiana ordinaria. In ogni caso, i continui passaggi in acqua sono stancanti. L’anno scorso l’inondazione è stata veramente eccezionale. Normalmente il periodo delle piogge dura 40 giorni, ci sono buone ragioni per sperare che nel futuro sia così.
Le attività missionarie sono riprese a pieno vigore, soprattutto il catecumenato, che conta, tra i vari anni del percorso catechetico, più di 2.000 persone che lo frequentano. Un abbraccio a voi tutti!



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