P. Viotti, missione e confessione
Una delle figure che potremmo definire “pioniere saveriano” della Casa Madre di Parma è p. Giuseppe Viotti, nativo di Carpi, classe 1924. Dalla congregazione partì nel lontano 1958 con altri cinque confratelli, dei quali uno ancora vivente (p. Angelo Pansa, ora nella comunità di Alzano), animato dal grande impegno apostolico per il Congo RD.
È stato pioniere dell’apertura della prima missione saveriana in Congo RD, nella parte orientale del Paese. L’evangelizzazione iniziò ad Uvira, vicino al lago Tanganika. Nel 1960, il Congo RD ottiene l’indipendenza dal Belgio, ma quasi subito cominciano i guai: dal 1962 al 1964 il Paese è scosso dai movimenti secessionisti contro il governo centrale. E, nella città di Uvira, imperversa il movimento dei “mulelisti” di Pierre Mulele. Padre Viotti e una trentina tra missionari e missionarie sono presi in ostaggio dai ribelli e imprigionati per tre mesi nella città. Ha conosciuto con i suoi compagni le angherie, i soprusi e le violenze corporali. Fratel Guglielmo Saderi (recentemente scomparso) ci ha riferito con grande emozione queste testimonianze: “Ci mettevamo contro un muro e ci riempivano di botte; quante botte!”.
Questi fatti ci ricordano gli Atti degli apostoli, che subivano la stessa sorte per essere fedeli a Gesù anche nella tribolazione. Padre Viotti, da persona sempre serena e gioiosa di carattere, sorretto da una grande fede, durante la prigionia teneva alto il morale delle sorelle missionarie, con l’ironia delle sue proverbiali barzellette, antidoto alla depressione a causa delle circostanze in cui si trovavano.
In seguito, è stato anche rettore del santuario di Uvira e, dopo la lunga permanenza in Africa, nel 1994, rientra a Parma, in Casa Madre.
Fra i molteplici incarichi, è stato direttore spirituale degli studenti della Teologia Internazionale, da cui era benvoluto, con grande affetto e filiale devozione, considerato come loro padre di famiglia! Era anche confessore del santuario “S. Guido Conforti” in Casa Madre. Si divulgò la sua fama e le persone accorrevano al suo confessionale attratte dalla giovialità e dal suo carisma.
Una volta, eravamo in attesa della confessione, e un signore, che lo conosceva bene, disse che per la gente era uno dei tre santi confessori di Parma (con p. Lorenzo e p. Pancrazio, francescani, ormai defunti).
Durante le confessioni, con la sua affabilità apriva l’animo alla confidenza, tanto che tutti uscivano dal confessionale con il sorriso in volto e sembrava che avessero dialogato più con un amico che un ministro penitenziere. Spesso, ripeteva che il Purgatorio lo dobbiamo fare tutti, ma è meglio farlo quaggiù che nell’aldilà. Ora, alla veneranda età di 97 anni e una vita tribolata in missione, è a riposo insieme ad altri confratelli, in Casa Madre. Ma, come ci ha riferito il rettore p. Gabriele Cimarelli, conserva ancora una grande serenità!
Grazie p. Giuseppe per tutte le volte che siamo accorsi da te per le nostre necessità spirituali. Ci fornivi sempre notizie dell’amico viadanese p. Piero Sartorio e ci accoglievi con grande, indimenticabile e affettuosa familiarità!







