P. Valeriano Ruaro, vivere per Gesù e per gli altri
Il 15 ottobre la comunità saveriana di Desio, insieme ad un folto gruppo di amici, si è riunita attorno a p. Valeriano Ruaro per celebrare una solenne Eucaristia di ringraziamento per i suoi 60 anni di presbitero missionario. Da sei anni, p. Valeriano è a Desio, intensamente impegnato nel ministero delle parrocchie e con i gruppi di preghiera. La sua gioventù continua, con gioia e fedeltà. Per l’occasione, l’abbiamo intervistato.
Quali sono le motivazioni che hanno accompagnato la tua vocazione in questi sessant’anni?
La motivazione dell’amore. Mi piace definire l’amore come un prendere fuoco, un bruciarsi. Gli incontri che ho avuto fin da ragazzo con i saveriani mi hanno aiutato a “prendere fuoco” per gli ideali del Regno: uscire dal nostro Paese, per far conoscere Gesù a tutti i popoli. Inizialmente, volevo entrare nel seminario diocesano. Ma, quando con mio papà ci siamo presentati, il rettore disse che non c’era più posto e ci ha suggerito di venire in seminario durante il giorno e a sera ritornare a casa, dato che abitavamo in città, a Vicenza. Ma mio papà non era d’accordo: meglio andare nell’Istituto dei saveriani, poi in seguito si potrà cambiare. Non ho più cambiato, perché ero stato catturato dall’ideale missionario. E questo amore non mi ha più lasciato.
Dove sei stato in missione?
In Brasile, nove anni al Nord, nell’area amazzonica, e poi al Sud, nel Paranà. Sempre impegnato nella pastorale parrocchiale, con un lavoro di evangelizzazione in senso stretto, ma anche di azione sociale. Ad esempio, nel Nord ero il primo missionario che andava nelle isole della parrocchia, dove ho avviato una ventina di scuole, che servivano anche da cappelle. Erano gli anni sessanta, agli inizi della diocesi di Abaetetuba. Mi occupavo di tutto, anche di procurare il salario delle insegnanti. È stato un lavoro interessante.
Quali sono stati i momenti più significativi della tua vita missionaria?
Uno è stato proprio quel periodo di lavoro, intenso, per le scuole nelle isole di Abaetetuba. Poi, nel Sud del Brasile, ricordo i Gruppi biblici nella periferia di Londrina. Eravamo arrivati a ottanta gruppi. Mi hanno aiutato molto. Li chiamavamo “i giorni della Parola”. Tutte le altre attività erano messe da parte. Ci riunivamo a turno nella casa di un partecipante. Erano persone semplici, ma spesso con una spiritualità molto profonda. Ricordo anche le forme di aiuto ai poveri. A Jaguapità, abbiamo creato una Casa di riposo per gli anziani. Per i ragazzi e i giovani a Londrina abbiamo costruito il Centro di pastorale, con un salone per incontri e tante sale per la catechesi. Ma tutta l’azione pastorale è stata per me una continua sorgente di vita spirituale; la ricordo con grande riconoscenza al Signore.
Quale messaggio vorresti lanciare a chi sta facendo ora le scelte per la sua vita?
Se è vero che è nostro solo quello che abbiamo donato, quello che abbiamo speso per gli altri, ed è vero, penso che l’avventura più bella sia donarsi per il Regno. Noi saveriani ci realizziamo attraverso i valori vissuti. Vivere per il Signore e lavorare per il suo Regno sono un valore assoluto. Ritengo che arrivare a sera stanchi per aver aiutato gli altri (visitando i malati, sostenendo e celebrando nelle comunità…) sia la cosa più bella. Sono stanco, ma ho fatto qualcosa!
Grazie p. Valeriano. E molti anni ancora a servizio del Signore!







