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In tempi talmente seri da monopolizzare l'attenzione di tutti, spuntano parole che agiscono come gancio attorno al quale un po’ tutto il resto si attorciglia. Quello che viviamo è uno di questi tempi e le due parole “gancio”, sono indubitabilmente chiudere ed aprire. Per il chiudere, siamo anche ricorsi all'inglese lockdown. Per dire aprire, non occorreva ricorrere a nessun trucco, ma in inglese suona open.

La riflessione su questa circostanza mi riporta la memoria al 22 ottobre 1978. È il giorno dell'inaugurazione del papato di Giovanni Paolo II. La gente in piazza ascolta un Papa vigoroso, che chiama tutti a scuotersi: "Non abbiate paura. Spalancate le porte a Cristo". Nessun lockdown (temere, serrare), ma un open wide (spalancare). Ebbene, ottobre era allora ed ottobre è anche adesso e la chiamata è per la missione.
La tristezza del lockdown l'abbiamo vissuta anche noi, in questa Casa Madre, di cui mesi fa, in una riflessione apparsa su queste stesse pagine, avevo sottolineato la vocazione all'apertura. Scrivevo che, per un infantile gioco, avevo contato i simboli della chiusura/apertura della casa e cioè le porte e le finestre: un numero spropositato (524), ma significativo.

Certo, di questi tempi e finché sarà necessario, materialmente, ci atteniamo alle regole dettate dal senso di responsabilità, ma non vogliamo rimanere vittime della sindrome della capanna. La nostra casa veste l'abito della missione e ne possiede tutti i colori. Qui abbiamo il santuario degli anziani, il Santuario Conforti, l'Archivio storico, le Memorie Confortiane di colui che attorno all'impegno per la missione ha costruito la sua santità universale. Qui abbiamo il Museo Cinese ed Etnografico che esalta la bellezza delle nostre diversità culturali. Qui abbiamo la Biblioteca Saveriana, luogo votato all'apertura sul mondo; la sala "Le vie del Vangelo", un allestimento nuovissimo, il biglietto da visita della Casa, che illustra la sua peculiare identità missionaria.

Questa Casa esiste in virtù della missione e il dipinto cinese spalmato sulle sue pareti racconta tutta la meravigliosa storia della salvezza. Questo allestimento ve lo raccomando, perché è istruttivo, quasi fumettistico, vestito di colori cinesi, salda insieme terra e cielo: ovvero, per dirla con il titolo che è stato dato a questo allestimento, racchiude “il cielo in una stanza”. Vi si trova, squadernato, il contenuto dell'annuncio missionario.

Durante la pandemia sono stati coniati anche due slogan. Uno recitava: "Niente sarà più come prima". Saggio ma, forse, azzardato. Il secondo era indovinato e coraggioso: “Ce la faremo”. Decisamente! Come dice papa Francesco: non lasciamoci rubare la missione.



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