Skip to main content
Animazione Missionaria e Vocazionale

Desio (MB)



Presentazione

La nostra casa vuole dunque essere “spazio aperto” di condivisione con la famiglia saveriana, composta dai missionari saveriani, dalle missionarie saveriane e dai laici saveriani. Insieme incroceremo cammini di vita alla luce di Cristo con un grande desiderio di felicità e di pace.

Cdesio celebrazionei rispecchieremo in tanti popoli con i loro volti, le loro storie e con le sfide come la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e interculturale, la salvaguardia del creato.

Qui, dall’inizio alla fine, la missione è intesa come incontro tra persone in Cristo che, secondo continenti, modalità e tempi diversi, suscita sfide, accende il cuore di desideri e porta a formulare progetti.

Offriamo, dunque, strumenti di animazione, itinerari e proposte di formazione, incontri di Spiritualità alla luce del Vangelo, l’ascolto di testimoni, di missionari che hanno già fatto la loro scelta di vita accanto agli ultimi del mondo.

Insieme, ci collegheremo con tante persone già impegnate nella diffusione del Vangelo e anche noi potremo scoprire cammini per farlo a partire dal nostro territorio, dal nostro ambiente lavorativo, scolastico o universitario, per essere anche noi proiettati verso gli altri… “fino agli estremi confini della terra!

Condividi su

Nel mio scalpitìo contro la sorte che impone al mio zelo di stare fermo, ricorro a delle immaginazioni che mi aiutino a ritrovare la calma. Immagino i bambini, i ragazzi, gli adolescenti e, perché no, anche gli adulti che non possono andare al lavoro, delle regioni del Centro-Sud dove i contagi sono minimi, ma che comunque devono stare in casa come quelli delle regioni del Nord fortemente colpite. Ricorro all’immaginazione, perché i mass-media non ne accennano più di tanto, intente piuttosto a discutere sul futuro del campionato.

Mi alzo e do uno sguardo sulla sottostante Via Palermo, zona Brera, Milano: tre donne e due uomini conducono, ciascuno di loro, uno o due cani verso una vicina aiuola verde. Nessun altro movimento. Nella mente mi s’affaccia una immaginazione di troppo.

Mi dico: potrebbe essere che qualcuno inquesto mondo abbia cura di cani al posto dei propri anziani, invece affidati a residenze azzurre?

E così mi sono, ancora una volta, sporcato di presunzione e devo ricorrere a nuove immaginazioni che mi purifichino. Immagino la scena di quel sacerdote o di altri anziani che hanno ritirato il diritto di precedenza alle cure salvavita a favore di chi deve ancora crescere. E anche la scena dei cani che nei terremoti e in altre lugubri situazioni compiono atti valorosi impossibili agli umani. Chiedo scusa! Ma nessuna immaginazione, per quanto pura che io posso evocare, mi purifica del tutto.

Ma esiste la purezza tutta pura che rende tutto puro?

Mi vorrei rispondere: Sì! oppure: No! pur di ritrovare la tranquillità. Una volta avrei detto: Maria fu purissima, immacolata. Ora non lo dico più, perché la purezza di Maria non era quella magica che avevo in testa io, ma quella della fede. Maria rimase purissima, di quella purezza che rimane tutta-quanta anche nell’angoscia e nella confusione. “Ecco tuo padre e io angosciati ti cercavamo”, disse rimproverando il figlio Gesù. E alla sua risposta, lei e Giuseppe “non compresero…” (Lc 2,48-50). Senza la comprensione che nella fede le parole hanno un senso che si attinge solo nella fede, non saprei darmi rné pace né agione come mai proprio in questi giorni difficili la grotta dei miracoli di Lourdes e il santuario di Majugore siano recintate.

  Stamattina, 25 aprile festa liturgica dell’evangelista San Marco, papa Francesco commentando il comando di Gesù agli apostoli di proclamare il Vangelo “a ogni creatura” (Mc 16, 15) si è soffermato sulla trasmissione della fede, che non avviene convincendo gli altri con ragionamenti o, peggio, con la spada, ma lasciando che ciascuno possa maturare la sua convinzione. In altre parole: rispettare il soffio dello Spirito. Parole, quelle di papa Francesco, ben lontane da quelle del Sillabo di Pio IX (1864) che tra gli 80 errori condannati ha incluso pure  quello di pensare che la via della fede possa essere libera. Anche qui, pensassi come una volta che l’infallibilità è non sbagliare, me ne andrei altrove; ma nella fede l’infallibilità non è non conoscere errore. Quella è il fondamentalismo che nelle religioni ha procurato tanto dolore. E’ invece credere che l’errore è sempre redimibile.

Un momento di calma ritrovata, ma poi di nuovo lo scalpitio: Ma quanti errori e violenze giustificati in nome della propria libertà individuale!

E subito, di ritorno, la risposta dall’altra sponda: Quanti roghi e guerre dai totalitarismi politici o religiosi che hanno soppresso la libertà individuale per garantire efficienza e sicurezza!

  25 aprile, festa civile della liberazione. Mi sono gustato Bella ciao… anche in lingua giapponese (youtube) e, mentre gustavo parole e note, mi si affacciava una immagine di quando ero fanciullo: il volto triste di un vecchio fascista che i partigiani trascinavano in un campo vicino. Non ho mai dimenticato quegli occhi. Poco dopo si sentì uno sparo. (Località: Azzano di Pianello Val Tidone, PC).   Evoco un passo del Vangelo. <Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace”> (Lc 7, 4950). I commensali sono i farisei, colleghi di Simone che aveva invitato Gesù a pranzo. La donna perdonata è la peccatrice di quellla città che ha lavato i piedi di Gesù con le sue lacrime. “Chi è costui?”: è la domanda-rumore dello scalpitìo esistenziale. Salta fuori da ciò che siamo. Si cerca un punto assoluto, a cui aggrapparsi e bearsi di tranquillità. Per me cristiano: cerco Gesù! Ma anche lui gridò: “Perché mi hai abbandonato?”  Le persone sicure, quelle che non scalpitano più, hanno il volto pallido.  Forse la sicurezza s’è bevuto il fremito del loro sangue.

Questi giorni del nostro “stare a casa” avrebbero dovuto darci tranquillità.

Siamo a casa! Che bello! Tiriamo fuori l’album delle foto del matrimonio, della prima comunione ecc. Invece hanno risvegliato in noi una profonda inquietudine che pensavamo aver lasciato dietro le spalle grazie al progresso. L’avvicinarsi della fase 2 l’aumenta ulteriormente: ritornando al lavoro, chi accudirà ai fanciulli che rimangono in casa?

 Ma chi sono io? Perché scalpito? Perché non mi calmo affidandomi all’eroismo della mia individualità e della mia libertà?

  Ma chi sono io? Perché scalpito? Perché non trovo quiete affidandomi alla protezione di pensieri e di sistemi totalitari? Sono un prete cattolico: perché non m’acquieto a dire semplicemente che penso come pensa la Chiesa, o il papa, o la Bibbia, o la tradizione?

 Potrei pensare che la risposta non possa essere che la bilancia dell’equilibrio. Eppure Gesù sulla croce emise un grido che squarciò i teli del tempio e aprì i sepolcri! Per dare una risposta equilibrata bisognerebbe avere a destra un 50% e a sinistra l’altro 50% di individualità e di comunitarietà, di spirito e di materia, di Dio e dell’uomo: quindi una manciata da qua e una da là e l’quilibrio è realizzato. Quanti contrasti e sofferenze di innumerevoli generazioni dovrei ignorare per giustificare la ricerca di un angoluccio dove io possa stare tranquilo. Quanti Spartaco dovettero immolare sudore e sangue alle divinità del totalitarismo, affinché ora io possa fare della mia privacy un diritto personale assoluto! Ma perché devo ridurmi alla misura di questo piccolo io che scalpita per stare in pace!

Riducendo tutto alla mia misura, riduco anche Dio alle stesse condizioni e gli concedo sì il trono, ma quello che si confà con le mie misure.

   <Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace”> (Lc 7, 49-50).

   La fede altro non è che uno sguardo direbbe Simone Weil. Uno sguardo senza punti fissi preconcetti, a cui asservire ciò che accade. La peccatrice di quella città sedette ai piedi di Gesù libera. Simone, il fariseo, la giudicò. Gesù le disse: “La tua fede ti ha salvata, va in pace”.

  Se scalpito tanto per un virus è segno che quella libertà io non la conosco ancora. Forse sono trattenuto dalla rigidezza di miei punti di vista. Quello più pericoloso: la presunzione che l’epidemia non doveva accadere, perché nella mia idea di perfezione non c’è l’imperfezione. Panikkar direbbe: non c’è vuoto per lo Spirito. Basta cambiare lo sguardo e il piccolo mio io scalpitante sta davanti al germe di vita così pericoloso, ne ascolta l’ammonimento e poi gli dà la licenza di andare in pensione. E’ solo un altro sguardo. Ma allora la fede nel soprannaturale dov’è? E’ nella visita del virus.

  Mentre io scalpito con la testa scrivendo al primo piano di questo edificio, Alessio (6 anni) e Giulia (3 anni) – nomi di mia attribuzione -  scalpitano con i piedi al secondo piano. Ogni tanto ci parliamo dai due balconi, loro guardando giù e io guardando su. “Ieri non sei venuto sul balcone. Sei stato malato?” chiede Alessio. “No, - rispondo io - sono stato dentro a scrivere”. “Ma io mi piace fare i disegni sul balcone al sole. Tu non ti piace?”. “Che cosa disegni?. “Il sole”.

“Nella tua luce vediamo la luce”. Il grande sole illumina l’universo e un fanciulo ne imprime un fotone su un foglio di carta. Dov’è il centro? C’è un centro? Sì, nell’universo! Sì, nel fotone che si è posato sul foglio di carta. Tra le miriadi di galassie, il mio scalpitare pr il coronavirus. E un faciullo che dipinge di sole un foglio di carta.

p. Luciano


P.S. - In “Delle onde e del mare – avventura di un cristiano in dialogo con lo zen” pagg. 179-181, narro un episodio che molti di voi hanno letto nel libro o ascoltato dal sottoscritto. In questi scalpitanti giorni ho messo mano fra i ricordi passati e ho trovato il disegno che riporto sotto. Nel 2003 in un viaggio in Giappone feci visita alla signora Koenoki Kuri che con la sua famiglia aveva ricevuto il battesimo nella Pasqua 1968 (o forse 69). Dopo un anno di catechesi, alla mia proposta di ricevere il battesmo, mi aveva risposto pressapoco così: “Non possiamo perché delle tue spiegazioni di quest’anno non abbiamo capito nulla”. Vedendo che la sua (loro) risposta non aveva ferito la mia amicizia, alcuni mesi dopo: “Tu puoi essere amico anche senza nessun profitto per il tuo mestiere! Un cuore così lo chiediamo anche noi. Puoi battezzarci lo stesso?”

Il disegno/foto compeanno del 2003 e dato al sottoscritto quando le feci visita.


Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito